rete GasTorino

Il nuovo mutualismo

verbale del secondo incontro di un ponte sul distretto
Intervento di Stefano Guadagnucci

Dal consumo individuale alla scelta collettiva c’è un passaggio rilevante: la scelta collettiva, che contiene una certa dose di dissenso alla società dei consumi, rappresenta una possibilità concreta di cambiare il sistema. L’individuo si chiede: che senso ha la mia azione come consumatore critico? Può avere un senso per gli altri?

 

Citerei un concetto introdotto da Alex Langer (ambientalista e pacifista tedesco, morto suicida) a proposito di una ‘terza via’, un modo di agire per la trasformazione della società che sta a cavallo tra i ‘fondamentalismo’ e i ‘collaborativismo’: tra gli uni e gli altri esiste il ‘fondamentalismo buono’, ossia un’azione individuale che ha valore anche per gli altri e che agisce come una medicina omeopatica, o come un lavoro di bricolage che mette insieme piccole esperienze.

 

Infatti, il volume di fatturato delle economie alternative rispetto a quella globale è irrisorio (0,0..%); m ail senso sta nell’offrire una speranza, una sperimentazione.

 

Esperienze valide alternative sono ad esempio quelle di gestione dei beni comuni, come l’acqua: in ognuno di esse un rifiuto più o meno radicale del consumismo.

 

[Guadagnucci fa un piccolo excursus sulle origini del pensiero sostenibile, fino all’attuale emergenza nel sistema globale.] Segnali come il Nobel ad Al Gore sul caos climatico sono la prova che il Sistema (S) inizia ad accogliere spunti nati dai mondi dell’economia alternativa (EA). È, infatti, importante che S consideri anche dal punto di vista qualitativo l’apporto delle EA – pensiamo ad esempio al contributo del commercio equo nella gestione dei problemi Nord Sud. L’economia della sobrietà, ad esempio, sta contaminando varie realtà: la Coldiretti promuove oggi il Km 0[1]!

Lo snodo chiave è il passaggio dalla dimensione individuale a quella collettiva. Negli ultimi tempi questa consapevolezza sta maturando. I Distretti possono fare circolare queste idee, ‘fare rete’, mettere i consumatori in rapporto con i produttori. Ma un rapporto fondamentale è quello con l’amministrazione pubblica (AM).

 

[Guadagnucci fa un piccolo excursus sul progetto Cambieresti di Venezia, dove i problemi sono sorti in quanto non si è cercata, né perseguito il rapporto con l’AM]

L’uso della moneta locale rappresenta un ulteriore sfida. Pensiamo all’Ecoaspromonte, la moneta locale che il Presidente del Parco Aspromonte Tonino Perna riuscì a far emettere alla Zecca d’Italia. Con un valore di un Euro (per un tempo determinato, però, ossia per meno di anno), l’EcoAspromonte fu utilizzato nella zona accanto all’Euro: ebbe il merito di pubblicizzare il Parco, rappresentare un investimento, ma soprattutto dimostrare che le monete locali hanno il potere di rimettere in moto l’economia, laddove non ci sono soldi (pensiamo anche all’esperienza di Manchester, durante una crisi dell’economia dell’industria pesante). 

 

L’EcoTorino (se così di chiamasse) potrebbe essere usato ad esempio da uno dei ristoranti del Distretto.

Adesso pensiamo alla rete di economia solidale del Brasile come ad esperienze rilevanti, anche nei ‘numeri’. Pensiamo anche all’Argentina, laddove la sperimentazione di EA è sorta come reazione all’impoverimento. Forse anche l’attuale crisi finanziaria nostra potrebbe rappresentare un incentivo all’attivazione di esperienze di EA.

 

 

Perché ‘Nuovo mutualismo’?

 
 

Uno dei fili conduttori delle EA è lo spirito di fare le cose assieme.  Grosso modo lo stesso delle pratiche di ‘mutualismo storico’, sorto quando tra Ottocento e Novecento non c’era nulla che tutelasse gli operai: nacquero le casse rurali (es di autogestione), le cooperative di consumo (non così diverse dai GAS attuali) e le società di mutuo soccorso (anche per le spese funebri).

Se pensiamo allo Stato sociale, alla sua attuale crisi, dobbiamo considerare il fatto che ci sono state concrete perdite di mutualismo. Pensiamo alla Coop che non è poi così diversa da altri ipermercati (hanno puntato sulla). C’è stata la burocratizzazione delle azioni dello Stato. Una uscita dalla situazione attuale potrebbe essere rappresentata dalla rinascita di un mutualismo, ossia da forme di risposta associata a bisogni emergenti. quantità

 

DOMANDE E RISPOSTE

1)

Annotazione: E le esperienze consortili? Le proprietà erano divise tra nuclei familiari (borghi di montagna, soprattutto). Le corvé si adoperavano per mantenere aperti i sentieri. Oggi rimane l’individuo solo.

D: Ragionando sul Distretto, mi chiedo se sia opportuno usare la moneta locale… Infatti i problemi connessi di convertibilità, legittimazione, garanzia sembrano difficili da superare.

R: Perna li superò limitando nel tempo l’esperienza (validità di pochi mesi). Forse il rapporto con l’AM potrebbe dare le soluzioni giuste. Le esperienze di EA andrebbero fatte CON, non CONTRO le istituzioni…

2)

D: Ma gli esperimenti di EA potrebbero aiutare coloro che perdono ad esempio il lavoro alla FIAT?

R: Forse qui è il mutualismo a dare risposte. L’auto-organizzazione, magari. La mutua di Milano Cesare Pozzo, ad esempio, ha agito da sostegno ai suoi associati. Anche gli immigrati sono una risorsa.

3)

D: Ma se ci auto-organizza, cosa ci guadagna l’Ente pubblico?

R: Per noi, pubblico=statale, ossia deroga alla Stato. Ma non è così. Magari alcuni cose pubbliche possono non passare attraverso lo Stato. Pensiamo all’esperienza del condominio solidale organizzato dalla Regione Abruzzo: attribuendo ad una famiglia-portineria il ruolo di aiuto agli anziani, lo Stato di sgrava di spese per gli assistenti sociali, ad esempio.

 



[1] I locali «a chilometro zero» offrono prodotti del territorio e di stagione che non devono percorrere lunghe distanze con mezzi di trasporto che provocano emissioni inquinanti per l’ambiente e dannose per il clima.

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