rete GasTorino

Cosa identifica l'economia solidale

 

verbale del primo incontro di Un Ponte sul ditretto
Intervento di Mauro Bonaiuti

Partiamo dalla situazione di crisi attuale[1]:

1. Ecologica (esaurimento della fonte energetica fossile principale, il petrolio)

2. Economica (ossia, dell’EM, ossia dell’economia di mercato)

3. Sociale

In che senso si parla di ‘crisi sociale’ (la terza enunciata)? Teorici come l’economista, filosofo austriaco Karl Polanyi (1886-1964) o l’antropologo e sociologo francese Marcel Mauss (1872-1950) hanno espresso il concetto che l’estensione dell’EM produce una dissoluzione dei legami sociali.

Infatti, l’EM non ha teoricamente bisogno di legami sociali per sussistere, poiché le relazioni di EM sono relazioni di scambio di equivalenti (la relazione di scambio di EM si chiude nel momento in cui si chiude la transizione; pensiamo all’acquisto di un prodotto che sancisce la fine della relazione sociale intrattenuta con il venditore). La magia del mercato è che posso dimenticarmi della relazione che ho appena intrapreso.

Esistono nel mondo 1010 diverse tipologie di beni di consumo!

È difficile rinunciare ad una macchina di questa potenza.

Diceva Polanyi che vi sono due grandi sfere di relazioni: EM, con i rapporti di scambio di equivalenti, e la SFERA SOCIALE (SF) o tradizionale, con rapporti di reciprocità.

Mauss diceva che un legame di reciprocità risponde ad un triplice obbligo: Donare, Ricevere, Restituire (un dono ricevuto, ad esempio).

Le società precedenti alla moderna e attuale hanno fatto riferimento in qualche modo all’altra sfera, quella sociale. Questo per dire che lo studio delle relazioni sociali ha esigenze profonde e lontane[2]. Inoltre, come oggi si vede nella ricerca di indicatori di benessere adeguati, le qualità e la quantità di relazioni sociali determinano direttamente il benessere dell’individuo.

Aggiungiamo ora due nuove sfere alle precedenti: la sfera della Redistribuzione Pubblica (RP), attuata ad esempio da uno Stato che ridistribuisce le risorse, e la ES (Economia Solidale).

Nella Sfera Sociale ci sono anche entità come l’autoproduzione, l’economia domestica, l’economia contadina[3], etc.

La EM e la RP sono cresciute a lungo insieme, ora anche RP è in crisi.

La ES si pone in mezzo, come una reazione evolutiva alla espansione di EM.

La ES, pur intrattenendo rapporti con tutte le altre sfere, non può mai sovrapporsi a nessuna delle altre.

Infatti, ad esempio, un eco-villaggio avrà grande distanza da EM, ma ES non può comunque fare a meno di EM: pensiamo alla finanza etica, al commercio equo, etc.

Anche i rapporti tra ES e RP sono vivi.

 

 

In che rapporto sono EM e ES?
Zamagni[4] parla di ES come di Economia Civile, ossia che deve avere più rapporti possibili con EM. Per Latouche[5], invece, il meno possibile. Anche per Bonaiuti, come per Latouche, la ES deve stare distante da EM per rischi di contaminazione: sono le logiche del mercato (competitività, ad esempio) a minare l’idea stessa di Es.

Cosa sono i DISTRETTI DI ES?

Innanzitutto, diciamo che per distretto di intende una realtà territoriale specifica.

Essi sono in rete con altri distretti e realtà (ossia, la rete è un concetto astratto, ampio e generale). Il distretto utilizza la strategia delle reti, che esige che i soggetti scambino prioritariamente beni e servizi all’interno della rete.

Introduciamo la differenza tra Terzo settore ed ES. Il Terzo settore differenzia il proprio prodotto per venderlo sul mercato (pensiamo ad un ONG che propone il proprio progetto per ottenere fondi privati o pubblici). Invece, la rete di ES crea un soggetto collettivo, possiamo dire, perché ‘fare rete’ è una forza che permette di poter affrontare questioni globali come la giustizia, la crisi energetica, etc.

Principi delle rete:

1 sostenibilità ecologica

2 equità (ad esempio, maggior giustizia nella redistribuzione della risorse)

3 valorizzazione del territorio

4 partecipazione attiva dei soggetti alla gestione del distretto stesso. È la vera novità della ES, il punto di forza e critico al contempo! La gestione partecipata causa però difficoltà enormi di realizzazione. È pur vero, però, che proprio come reazione alla Crisi (di cui si è parlato all’inizio), la ES rappresenta un’alternativa percorribile: pensiamo all’Argentina, con 4.000.000 di persone che hanno dato vita ad esperienze di ES.

 

DOMANDE E RISPOSTE

 

  1. ES è alternativa o complementare a EM? ES ha potenzialità per includere tutte le altre e diventare alternativa; data la realtà (la potenza schiacciante di EM) basterebbe fosse anche solo complementare a EM.
  2. Questione di scale[6]. Le istituzioni, superate certe dimensioni, danno origine a problemi, gravi disfunzioni (v. Illich). Schumacher parlò di tecnologie intermedie, ossia della ‘misura giusta’. In economia tradizionale non si pensa solitamente alle strutture della realtà. La partecipazione a scale grandi non è possibile: è per questo che la democrazia è un problema in sé.
  3. Il Gas stabilisce rapporti di fiducia con il produttore, ma lo scambio avviene in moneta (quindi è uno scambio di EM, in qualche modo). Pertanto, è già un sistema ibrido. Il lato oscuro della moneta è la capacità di riserva, che permette di fare soldi con i soldi.
  4. La logica della ES, a differenza delle realtà di Terzo settore è che è prevalentemente  cooperativa e non competitiva (le ONG sono entità isolate che agiscono in concorrenza tra loro).

 



[1] Come dice il geologo Ugo Bardi, la fase di transizione è appena cominciata; v. cartone animato in apertura dell’incontro, con l’automobilista che raggiunge il ‘picco’ della crescita capitalistica prima del salto nel vuoto.

[2] Nel Medioevo non esisteva ‘la mercificazione’ del lavoro, e neppure il concetto di ’etica del lavoro’ (concetti nati nella  moderna). Ancora più indietro nel tempo, agli esordi dell’umanità, i cacciatori-raccoglitori dedicavano al lavoro un numero ridotto di ore (4/5 ore) e il resto a riti e altre attività.

[3] Alla fine dell’intervento, Paolo sottolinea che l’economia contadina non era caratterizzata solo da relazioni di reciprocità, ma anche di sfruttamento vero ed proprio (pensiamo alla mezzadria).

[4] Stefano Zamagni, professore di Economia Politica all’Università di Bologna.

[5] Serge Latouche, economista e filosofo francese, è uno dei più noti critici del sistema capitalistico globalizzato e un sostenitore della decrescita conviviale e del localismo..

[6] Secondo dei maggiori biologi e genetisti dell’inizio del ‘900, J. B. S.  Haldane (Della misura giusta e altri saggi, edito Garzanti, Milano 1987; reperibile in biblioteca), ad una variazione di dimensioni corrisponde una variazione di forma, cioè una modifica nella struttura dell’organismo.

 

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