Novembre 2010

Il Ristorante - La cucina che fa bene

Basta una semplice frase, anzi tre parole per riassumere il progetto che sta dietro a “Il Ristorante”:

Sì, noi possiamo!

Possiamo pensare di creare uno spazio, di usarlo e di reinventarlo a misura di persone che vedono e vivono la vita in maniera diversa da tante altre. Possiamo pensare di entrare in un Ristorante e di non trovarci nulla di strano, nulla di diverso e poi scoprire che in realtà è come se ci trovassimo in un mondo altro, che è composto da educatori e da persone che hanno in comune un obiettivo ben preciso da raggiungere: il recupero del quotidiano.

Cooperativa Sociale L’Ippogrifo

Insieme “si può fare”, perché in un mondo che relega le persone con problemi psichici nella sfera dell’impossibile, esiste una dimensione nascosta ma possibile che viene raggiunta con dedizione, attenzione e ascolto. Tutto parte da un mostro alato, un Ippogrifo che in questo caso è una Cooperativa (Cooperativa Sociale L’Ippogrifo) che insieme alla  ASLTO4 di Settimo porta avanti un progetto di recupero e di inserimento nel mondo del lavoro di persone che vivono nel disagio psichico.

Lo scopo primario della Cooperativa Sociale L'Ippogrifo consiste nella costruzione di un modello e di una rete di servizi finalizzati a promuovere, sviluppare e sostenere, attraverso il lavoro educativo, l’autonomia e il reinserimento sociale della persona afflitta da un “disturbo psichiatrico” e osteggiare il suo precipitare in un percorso senza ritorno, verso l’oblio della mente e dei sensi o l’isolamento e l’esclusione sociale.

Al Ristorante le persone vengono inserite in un contesto lavorativo che funziona come un laboratorio di addestramento professionale. Imparano sul campo e attraverso la propria esperienza quotidiana, coadiuvati dagli educatori, presenze discrete, punti di riferimento e occhi attenti e pronti a intervenire qualora manifestassero disagi o cedimenti. Il senso di tutto ciò è a carattere prevalentemente riabilitativo e di inclusione sociale.

In questo spazio, che è IL RISTORANTE, si vive la normalità e tutti si misurano con problemi veri, in un ambiente vero anche se protetto. Se dovessimo utilizzare tre aggettivi per descrivere il mondo che gravita non fuori ma dentro il Ristorante sicuramente dovremmo usare: attento, sociale, accogliente. Ogni persona è un caso unico e quindi non esistono regole generali. Qui ogni regola ha la sua eccezione poiché stiamo parlando di persone vere e non di casi clinici da manuale. Come si vive? Che cosa si deve fare?
Le uniche regole riguardano l’impostazione del lavoro e dei suoi turni. Servire a tavola, prendere le ordinazioni, preoccuparsi della caffetteria e aiutare Mirko Vieta, lo chef de Il Ristorante, in cucina. Ogni segue un suo percorso personale e non è affatto raro che alcuni di loro si allontanino, si perdano per qualche tempo e tentino di nuovo l’annullamento.
Ecco perché è fondamentale il concetto di ACCOGLIENZA: nessuno viene cacciato e tutti vengo ri-accolti con il sorriso perché nel Ristorante ciascuno può e deve avere i suoi tempi, le proprie aspettative, la propria modalità di confrontarsi con il mondo e con il lavoro. Tutto è legato alla capacità personali e alla costanza che ciascuno di queste persone mette nel proprio lavoro.

Il re-inserimento procede per gradi e sul campo e non ha tempistiche pre-definite, ma è legato al grado di curiosità e di voglia di mettersi in gioco del singolo.

Per venire a lavorare al Ristorante non bisogna essere matti. Chi lavora al Ristorante fa parte di un progetto terapeutico seguito e promosso dal Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL TO4 di Settimo e percepisce un compenso chiamato Borsa Lavoro.

E se l’ippogrifo ha condotto Astolfo a recuperare fino sulla luna il senno del povero Orlando pazzo d’amore, la Cooperativa l’Ippogrifo ha creato con il RISTORANTE un vero e proprio ponte, attraversando il quale i ragazzi, nel loro viaggio personale, recuperano il senso di sé, il senso del quotidiano e la capacità di interagire con esso.

La Cooperativa Sociale L’Ippogrifo
Il 18 febbraio del 1997 nasceva, dalla motivazione di un gruppo di giovani la Cooperativa Sociale L’Ippogrifo.

I fondatori, diversi tra loro per età, cultura ed esperienze di vita, erano tutti accomunati dal desiderio di proporre al territorio del basso Canavese un’alternativa al ricovero di pazienti psichiatrici, con i quali, allora, condividevano buona parte della propria giornata e della propria vita lavorativa.

Questo rappresenta il passato ed il presente della Cooperativa Sociale L’Ippogrifo, che tuttavia non vuole fermarsi qui.

Sono passati dieci anni dalla nascita della Cooperativa, ma l’entusiasmo che animava i soci fondatori non è venuto meno. Anzi, l’ampliamento delle attività, delle competenze professionali e, di conseguenza, della compagine sociale (da 10 soci fondatori, si è passati a oltre 40 tra soci e dipendenti) ha permesso l’ingresso di nuove persone, nuove idee e nuovi progetti da realizzare.

La Cooperativa ha realizzato un modello di servizi di rete, finalizzato a soddisfare i bisogni primari e secondari, promuovere, sviluppare e sostenere l’autonomia e il reinserimento sociale delle persone che hanno tratto dalla loro esperienza psichiatrica conseguenze di limitazione nelle scelte di vita, nell’esistenza e nei diritti.

Il nostro modello di intervento si ispira alle idee del Dottor Basaglia e usando le parole del Dottor Castelfranchi è una “riabilitazione come restituzione di poteri”.

In questo modello il benessere della persona dipende dalla soddisfazione delle sue esigenze e dal raggiungimento dei suoi scopi. Raggiungere gli scopi e soddisfare le esigenze dipende a sua volta dalla persona, dalle sue capacità e risorse, e dall’ambiente in cui vive: il potere è situato sia all’interno dell’individuo sia all’esterno, nelle condizioni del contesto.
Questo significa che una visione integrata dello stare bene implica una concezione dell’individuo posto in un contesto e il domandarsi non solo quali capacità possiede, ma anche di quante e quali risorse materiali, morali, contestuali, di diritti dispone e quanto queste determinino il suo stare bene o male.

Il nostro intervento riabilitativo si concentra sia sui poteri interni, ossia le abilità e le azioni di cui la persona è capace, le capacità cognitive di pianificare soluzioni di fronte a un problema e le motivazioni a non rinunciare, ad impegnarsi, ad essere tenace, a non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà, sia sui poteri esterni, ossia il lavoro, la casa, le relazioni sociali in cui tutti possono dare qualcosa all’altro senza rimanere “indebitato” o mortificato in un livello gerarchico inferiore.

La nostra sfida quotidiana consiste nell’organizzare la coscienza, la capacità, la partecipazione, l’interesse e la motivazione della persona affinché senta il bisogno di rivendicare in prima persona i propri diritti e sappia fare qualcosa insieme a noi per ottenerli autonomamente.

http://www.cooperativaippogrifo.it

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