Novembre 2009

Come supportare un terzo settore in crisi

L'assemblea dei soci dello scorso 5 giugno si è conclusa con una domanda ben precisa “Cosa possiamo fare per superare questa crisi?”. La risposta in sintesi fu: “Bisogna essere creativi, bisogna seguire i cambiamenti che interessano tutto il terzo settore, non bisogna stare fermi”.

Durante quella serata erano uscite riflessioni e idee abbozzate, ma il tempo a disposizione era poco, quindi la stessa assemblea decise di dedicare un intero incontro a questo argomento. Ecco quindi che ci siamo ritrovati a fine settembre per confrontarci, per cercare di farci venire idee su come possiamo supportare un terzo settore in crisi.

Il gruppo di soci che vi ha partecipato, anche se non molto numeroso, era molto motivato.

Subito un socio presenta le sue proposte pratiche. Per stimolare la ripresa del terzo settore si può pensare di puntare su:

Conto Energia: ci sono già parecchie richieste, singoli e strutture interessate. Bisognerebbe trovare una cooperativa di installatori da supportare.

Microcredito: il progetto che la Mag mise in piedi anni fa (il Piano assurdo) è molto interessante, ma purtroppo non è andato avanti sia per problemi strutturali sia per la mancanza di reti sul territorio.

Incubatore d'impresa: vista la crisi delle grosse strutture legate molto agli enti pubblici occorre ripartire da zero. Dobbiamo re-inventare le modalità. La crisi ha colpito in particolare le cooperative che lavorano con le persone. Attualmente alcune cooperative stanno pensando di chiedere contributi diretti alla famiglie degli utenti per poter continuare ad offrire loro i servizi. Il problema non è solo finanziario. Bisogna lavorare per costruire rete fra i soci in modo che questa rete diventi efficace e non rimanga sommersa. Bisogna trovare nuove vie, trovare dei gruppi di volenterosi che sperimentino.

Un socio aggiorna sulla situazione dei finanziamenti della Mag4. Negli ultimi mesi le richieste di finanziamento sono ripartite, in particolare sono stati fatti due grossi finanziamenti nel settore del biologico a delle realtà che volevano uscire dal sistema bancario.

Nell'ottica della costruzione di reti, il medesimo socio ricorda l'importanza di portare avanti il progetto con Re Social Club. Nei mesi scorsi è stata richiesta l'adesione a Re Social Club e proprio in questi giorni ci hanno risposto che sono in fase di ristrutturazione e di attendere la costituzione del nuovo consiglio di amministrazione per poi ripresentare la domanda di adesione. Nel frattempo ci chiedono se vogliamo aderire attraverso la costituzione di un fondo di garanzia. Si chiederà ad un consigliere della Mag notizie in merito all'andamento del progetto Re Social Club in modo da capire meglio la risposta che ci hanno dato.

Nell'agosto del 2009 l'ABI (Associazione Bancaria Italiana) ha firmato “un avviso comune” con il ministero dell'Economia e delle Finanze che permette alle piccole e medie imprese di congelare per un anno il loro finanziamento, bloccando il capitale e pagando solo gli interessi. Tra le banche che vi hanno aderito vi è Banca Etica. Dopo un confronto tra i presenti, si decide di scrivere sul nostro sito e di mandare una mail ai nostri soci finanziati, facendo presente la convenzione appena sopra descritta e ricordando che la rinegoziazione del piano di rientro è per noi una cosa standard e quindi non abbiamo bisogno di aderirvi. Nel contratto di finanziamento c'è proprio scritto che se il finanziato ha problemi nella restituzione, può contattarci per modificare il piano di rientro in base alle mutate esigenze. Forse una mail o la scrittura sul nostro sito potrebbe far ricordare ai nostri soci che non siamo una normale finanziaria.

Un socio dice che per far sì che questo terzo settore in crisi si riprenda, non è tanto importante capire cosa può fare il singolo, ma cosa può fare la “struttura Mag”. Bisogna fare qualcosa, non si può stare fermi. Non si può dire sempre che lo Tsunami ci ha colpito e noi non potevamo fare nulla e ne abbiamo subite le conseguenze. Le cose stanno per cambiare drasticamente: il Pubblico riduce i soldi, non sarà più il riferimento per il terzo settore. Cambieranno gli interlocutori. La Mag vorrà finanziare questi nuovi interlocutori o non vorrà più finanziare nessuno? Se decide che non vuole finanziare nessuno, vuol dire che il suo scopo sociale è stato raggiunto e non ha più senso che la Mag continui a vivere.

Secondo un altro socio invece, proprio perché il Pubblico taglia i contributi e quindi il terzo settore si deve organizzare e se vuole sopravvivere si deve autogestire (Mutua Auto Gestione), lo scopo sociale della Mag ha proprio inizio in questo periodo storico. Forse negli anni '80 eravamo avanti con i tempi: in un mondo in cui il sistema funzionava, in modo non certo in linea con i nostri principi, ma funzionava, la Mag era un'alternativa possibile ma non sentita necessaria. Oggi, con la crisi attuale, la Mag è un'alternativa necessaria. In questo periodo di crisi le reti tra persone stanno aumentando, si pensi ai GAS, ai GAC... Noi dobbiamo riuscire a diventare il loro riferimento, dobbiamo smetterla di parlare come se fossimo ancora negli anni '80, dobbiamo “agevolare”, “stimolare” i singoli ad aggregarsi, a diventare una rete autogestita, slegata dal Pubblico.

Ma la Mag come può aiutare questo processo di costruzione di reti?

Attraverso le consulenze, cambiando modo di comunicare, cambiando il modo di farsi pagare gli interessi sul piano di rientro (in beni materiali o con moneta sociale). In realtà, ad oggi, esistono già degli scambi tra soci interessanti, si pensi ad esempio alla cooperativa La Vigna e all'associazione Ceste da bosco. Pubblicizzare sul sito e sul Magazine questi scambi che nascono tra i soci in modo da stimolare la costruzione delle reti. Per esempio bisognerebbe andare a presentarci ai GAS e domandare se possiamo fare qualcosa insieme. Bisogna aggiornare la rappresentanza, cambiare la cultura generale, dobbiamo essere attuali non un residuo storico. Bisogna aggiungere nuove pagine sul sito, aggiornare il Chi siamo. Bisogna continuare il percorso iniziato dal settore Consulenze, ossia fornire strumenti (quali lo statuto tipo, lo scadenziario fiscale), utili per le persone che si vogliono aggregare per autogestirsi. Bisognerebbe contattare i soci e chiedere se fanno parte di associazioni/cooperative in cui possono organizzare un incontro per parlare di noi o trovare un modo per collaborare con loro (laboratorio sulla creatività, sul denaro, un incontro per capire la crisi finanziaria) e per stimolare il loro spirito di aggregazione. Quando si esce all'esterno, non bisogna solo parlare di finanza etica, ma anche di autogestione...

Tutto sembra riportare ai modi in cui opera Mag6. Per la Mag di Reggio Emilia al primo posto non ci sono le erogazioni di finanziamento, ma la costruzione della rete. Si è sempre ritenuto la loro modalità poco attuabile in un contesto come Torino: Reggio Emilia è un paesino, mentre Torino è una città. Ma da settembre 2008 con l'esplodere della crisi finanziaria, questa affermazione non è più vera. Da settembre 2008 le cose sono cambiate ed è diventata fondamentale la Rete.

Senza rete non ci sono finanziamenti, senza rete la Mag non ha senso che esista.

La Mag deve favorire la costruzione di reti.

 

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