librone dell'oracolo - non violenza

La commissione per la verità e la riconciliazione

La Truth and Reconciliation Commission (TRC o Commissione per la Verità e la Riconciliazione) fu un tribunale straordinario istituito in Sudafrica per accelerare la guarigione della nazione dopo la fine del regime dell'apartheid. Essa venne costituita nel 1995 con il Promotion of National Unity and Reconcilation Act (decreto per la riconciliazione e la promozione dell'unità nazionale) con l'intento di investigare e stabilire nel modo più completo possibile le cause e l'estensione delle gravi violazioni di diritti umani compiute e prendere le misure necessarie per garantire la riparazione e la ricostruzione della dignità delle vittime.
Non sarebbe potuta avvenire una guarigione e non sarebbe potuto nascere un nuovo Sudafrica senza un processo di riconciliazione con il passato, senza la possibilità di stabilire la verità su quanto accaduto. Questo tribunale concesse quindi alle vittime la possibilità di denunciare le violazioni subite e di raccontare le sofferenze patite, e raccolse la testimonianza dei perpetratori dei crimini. Al tribunale venne data facoltà di concedere a questi ultimi l'amnistia, a condizione che i crimini commessi fossero stati motivati politicamente e che essi avessero confessato l'intero loro coinvolgimento in ogni attività delittuosa, assumendosi responsabilità precise. Si scelse di puntare non tanto sulla giustizia in sé, quanto sulla verità come mezzo per giungere alla giustizia.

Il tribunale, che non operò in sede accentrata ma attraverso diverse commissioni delocalizzate, svolse un ruolo importante nella transizione del Sudafrica dal segregazionismo ad una nuova organizzazione democratica con pari diritti per bianchi e non bianchi. Queste pari opportunità vennero garantite fin dall'inizio dell'operato della Commissione: essa infatti ascoltò testimonianze da entrambe le parti in causa, e giudicò non solo i comportamenti degli afrikaner (i sudafricani bianchi) ma anche quelli degli oppositori e in particolare dei membri dell'African National Congress (ANC) e di altre organizzazioni anti-apartheid; in seguito anche alcuni di questi furono legittimamente condannati. Risultò quindi evidente che il vero nemico fu il sistema stesso dell'apartheid, e non le diverse parti contrapposte.

La TRC diversificò la propria azione attraverso tre diversi comitati:
- Lo Human Rights Violations Committee (Comitato sulle violazioni dei diritti umani), che ebbe lo scopo di chiarire le violazioni dei diritti umani compiute tra il 1960 e il 1994. In particolare vennero individuati l'identità delle vittime, gli abusi commessi nei loro confronti e la possibilità che questi abusi facessero parte di un piano stabilito dallo stato o da organizzazioni, gruppi e individui. Chi lavorò in questo Comitato dovette stilare un lungo elenco con i nomi delle vittime e permettere loro di raccontare la propria storia durante incontri pubblici che vennero trasmessi dai media nazionali: in questo modo le persone poterono esprimersi e narrare le atrocità vissute;
- L'Amnesty Committee (Comitato per l'amnistia), che ebbe il compito di applicare l'amnistia ai colpevoli. Questa poteva essere concessa solo per i reati commessi tra il 1960 e il 1994 che avessero avuto sole motivazioni politiche.
Nei processi per l'amnistia non si verificò il fenomeno che solitamente si verifica in un processo comune e cioè quello per cui l'accusato cerca sempre di proteggersi e di negare, ma l'esatto opposto; solamente dicendo la verità, infatti, sarebbe stato possibile evitare la condanna ed ottenere l'amnistia. All'interno di questo Comitato le vittime (soprattutto nel caso di sopravvissuti) o le loro famiglie furono maggiormente in grado, rispetto ad un tradizionale procedimento giudiziario, di stabilire la verità su quanto accaduto.
- Il Reparation and Rehabilitation Committee (Comitato per la riparazione e la riabilitazione), che si pose l'obiettivo di restituire alle vittime la loro dignità attraverso politiche mirate, a vantaggio loro o dei loro familiari e delle loro comunità. Ogni vittima venne quindi esaminata e il Comitato decise successivamente le misure adeguate di risarcimento e riabilitazione. Attraverso il proprio operato, il Comitato raccomandò la non ripetizione degli atti delittuosi commessi e una pacifica coesistenza all'interno del Paese. Vennero anche accantonati dei fondi per pagare una riparazione in termini monetari alle vittime.

Il rapporto finale della Commissione venne reso pubblico nel 1998. Il comitato per l'amnistia continuò ad operare ancora per alcuni anni e la conclusione definitiva della vita della TRC si ebbe   nel 2003.

Il tribunale, con la sua vasta eco mediatica, fu per molti afrikaner il momento in cui per la prima volta vennero a conoscenza degli abusi perpetrati negli anni passati dalla polizia e dalle forze dell'ordine sudafricane. La copertura mediatica dei lavori della Commissione favorì ampia comunicazione e partecipazione popolare, coinvolgendo l'intero Paese in una autocoscienza collettiva sul proprio passato.

La Commissione per la Verità e la Riconciliazione ha rappresentato uno strumento pacifico di cambiamento nella realtà sudafricana e, per alcuni versi, può essere vista come un compromesso per poter finalmente stabilire una via per arrivare alla democrazia e al rifiuto del razzismo; non è stato dimenticato il passato e allo stesso tempo non sono state messe in atto persecuzioni, è stato esclusivamente costruito un meccanismo per cercare di stabilire ciò che è successo.


RIFERIMENTI
Vivan Itala (a cura di) (2005), Corpi liberati in cerca di storia, di storie. Il Nuovo Sudafrica dieci anni dopo l'apartheid, Milano: Baldini Castoldi Dalai editore.
http://www.doj.gov.za/trc/
http://archiviostorico.corriere.it/1998/agosto/01/Chiude_tribunale_della_Verita_Sudafrica_co_0_9808017654.shtml

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