Vandana Shiva

Attivista e ambientalista indiana, è considerata la massima teorica di una nuova disciplina: l'ecologia sociale.
Messa da parte la fisica quantistica, materia in cui è laureata negli USA, e tornata in India si dedica alla difesa dell'ambiente dopo aver osservato le terribili conseguenze ambientali e sociali dei programmi di sviluppo finanziati dalla Banca Mondiale: la costruzione di una grande diga sull'Himalaya aveva trasformato il paesaggio verde e ricco d'acqua in un groviglio di strade, bidonville, inquinamento e miseria, sia economica che umana.
Nel 1982 ha fondato nella sua città natale il Centro per la Scienza, Tecnologia e Politica delle Risorse Naturali, un istituto indipendente che cerca di affrontare i principali problemi dell'ecologia sociale in collaborazione con le comunità locali ed i movimenti sociali.

Vandana Shiva fa parte del movimento di donne asiatiche, africane e sudamericane di opposizione alle politiche di aiuto delle istituzioni internazionali e propone vie di sviluppo alternative alla logica di mercato, in armonia con le realtà locali. L'aspetto femminile è un elemento fondamentale del lavoro di questa studiosa che ritroviamo nella sua opera più importante e popolare, Terra Madre. Sopravvivere allo sviluppo, nella quale sottolinea l'importanza del “principio femminile” della natura come produttrice di vita e affronta diversi aspetti della globalizzazione così come la conosciamo, proponendo uno sviluppo che tenga in considerazione le tradizioni e la cultura indiani.

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Gandhi

Mohandas Karamchard Gandhi, detto il Mahatma (in sanscrito significa Grande Anima, soprannome datogli dal poeta indiano R. Tagore), è il fondatore della nonviolenza e padre dell'indipendenza indiana.

 

La vita

Nacque il 2 ottobre 1869 a Portbandar in India, studiò giurisprudenza a Londra ed esercitò la professione per un breve periodo a Bombay. Proveniva da una famiglia benestante: il suo cognome significa “droghiere”, ma le ultime generazioni ricoprirono ruoli istituzionali di alto livello (il padre fu primo ministro del principe Rajkot).
Nel 1893 si trasferì in Sudafrica per lavorare come consulente legale di una compagnia indiana e vi restò per più di vent'anni. Durante questo lungo periodo entrò in contatto con la dura realtà di segregazione nella quale vivevano i suoi connazionali e lui stesso fu oggetto di discriminazione da parte delle autorità britanniche; questa presa di coscienza lo spinse alla lotta politica per il riconoscimento dei diritti dei propri connazionali. Fu in questa occasione che elaborò una tipologia di lotta basata sulla resistenza nonviolenta (Satyagraha), sulla non-collaborazione radicale col governo britannico come strumento di pressione di massa. In seguito alle ribellioni pacifiche la comunità indiana in Sudafrica ottenne importanti risultati: furono eliminate numerose leggi discriminatorie nei confronti dei lavoratori indiani, fu riconosciuta la parità dei diritti ai nuovi immigrati e la validità dei matrimoni religiosi.

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