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Distretti di Economia Solidale

Da alcuni anni sia in Europa, in particolare in Francia e Spagna, che nel mondo, principalmente in America Latina, si sono sviluppate reti di realtà economiche che si definiscono di Economia Solidale. In Italia sono presenti realtà che, sebbene eterogenee tra loro, svolgono attività di produzione, distribuzione o consumo di beni o servizi in linea con i principi e le modalità dell'economia solidale1.
Per rafforzare ed espandere lo spazio dell'economia solidale si sta sperimentando in diversi luoghi la costruzione di reti nelle quali circolano beni, servizi e informazioni prodotte dalle realtà di economia solidale, in modo da sostenersi a vicenda.
Nel processo di attivazione delle reti di economia solidale (RES), appare strategica l'attivazione di distretti di economia solidale (DES): una sorta di “laboratori-pilota” in cui si sperimentano forme di collaborazione e di sinergia per un modello economico basato su premesse diverse da quelle del modello dominante.


I processi di globalizzazione accelerano le dinamiche dell'economia di mercato provocando, nei diversi territori locali, uniformazione, sradicamento e varie forme di degrado ambientale e sociale. I distretti rappresentano una risposta positiva a tali processi disgregativi e sono rivolti a valorizzare le risorse locali e a produrre ricchezza in condizioni di sostenibilità ecologica e sociale. Più precisamente si intende per DES una realtà territoriale, economica e sociale che persegua i seguenti obiettivi:

Realizzazione di un'economia equa e socialmente sostenibile: i soggetti che appartengono ai Distretti si impegnano ad agire in base a regole di giustizia e rispetto delle persone (condizioni di lavoro, salute, formazione, inclusione sociale, garanzia di beni e servizi essenziali), a distribuire in modo equo i proventi delle attività economiche investendo degli utili per scopi sociali con lavoratori locali e del Sud del mondo, a definire con criteri trasparenti i prezzi da attribuire a merci e servizi. In questa prospettiva i DES possono indicare un limite alle dimensioni dei soggetti aderenti al distretto in termini ad esempio di soglie di fatturato/reddito massimo.

Sostenibilità ecologica: le attività economiche praticate nei Distretti devono essere il più possibile  rispettose dell’ambiente sia nell’uso di energia e materie prime, sia nella produzione di rifiuti, producendo così un'impronta ecologica ridotta. A questo scopo favoriscono la chiusura dei cicli di produzione e consumo a livello locale.

Valorizzazione della dimensione locale: il che significa dare la priorità alla produzione e al consumo delle risorse del territorio, sia in termini di materie prime ed energia che di conoscenze, saperi, pratiche tradizionali, relazioni e partecipazione a progetti locali. Tali peculiarità sono viste come ricchezze da accrescere e valorizzare e non come risorse da sfruttare a fini di profitto, nella convinzione che nel lungo periodo tale strategia, oltre a favorire la sostenibilità sociale ed ecologica, comporti anche un vantaggio in termini di benessere sociale. In questa ottica il territorio non è inteso come un sistema chiuso, ma una parte di un più vasto sistema economico e sociale sostenibile.

 

Il raggiungimento di questi obiettivi viene perseguito attraverso la partecipazione attiva e democratica alla gestione dei processi economici all'interno dei distretti. Tale partecipazione presuppone la disponibilità a confrontarsi e a condividere con gli altri idee e proposte definite di volta in volta dai diversi soggetti.
I rapporti tra gli attori del distretto si ispirano inoltre ai principi della cooperazione e della reciprocità. Pur garantendo la pluralità dell'offerta e delle forme di scambio, i soggetti appartenenti al distretto si impegnano a realizzare scambi prevalentemente all'interno dello stesso, favorendo l'instaurarsi e il diffondersi di relazioni sociali ed economiche fondate sulla cooperazione e sulla reciprocità.
Le motivazioni alla base delle diverse iniziative sono rappresentate dalla volontà di creare le condizioni per favorire lo sviluppo e la diffusione di iniziative economiche diverse, democratiche, radicate sul territorio, con motivazioni sociali, nella convinzione che ciò possa portare vantaggi a tutti i soggetti coinvolti e al contesto sociale ed ecologico in cui essi operano.
Per riassumere possiamo dire che i soggetti che aderiscono al Distretto stringono tra loro patti di solidarietà che li impegnano reciprocamente ad acquistare beni e servizi prioritariamente dalle altre aziende dell'economia solidale ad un prezzo ritenuto “equo”; gli enti locali interessati al progetto, in particolare i Comuni, sostengono la formazione dei Distretti agevolando il coinvolgimento dei soggetti economici e delle loro associazioni. I risparmiatori-finanziatori finanziano imprese e progetti dell'economia solidale; le associazioni che appoggiano i principi dell'economia solidale ne diffondono la cultura e tutti i soggetti insieme praticano e producono cultura e informazioni sui temi e sulle esperienze dell'economia solidale.
I soggetti che fanno parte dei Distretti possono stabilire, in accordo con la Rete, dei criteri per attribuire dei “marchi” per la valorizzazione dei prodotti e attività dell'economia solidale; essi possono così collegarsi con soggetti analoghi in altri territori, creando reti settoriali.
Tutti gli attori, sia singoli che collettivi, dei distretti e delle reti di economia solidale, collegati tra loro, costituiscono la Rete Italiana dell'economia solidale.



RIFERIMENTI
http://ilconsapevole.it
http://www.altreconomia.it
https://www.scribd.com/document/15756000/IL-SAGGIO
http://www.retecosol.org/docs/CartaRes0703.pdf
http://www.utopie.it/economia_sostenibile/rete_di_economia_solidale.htm

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