G.A.S.

Il Gruppo di Acquisto Solidale (G.A.S.) è un insieme di persone che decidono di incontrarsi per acquistare all’ingrosso prodotti alimentari o di uso comune da ridistribuire tra loro, non solo per motivi di risparmio, ma anche in un'ottica di solidarietà. Il GAS, infatti, contatta solo quei fornitori che garantiscono con il loro metodo produttivo alcuni principi, come ad esempio il rispetto dell'ambiente o adeguate politiche sociali. Vengono fatte diverse valutazioni: quanto del costo finale del prodotto serve a pagare il lavoro e quanto invece la pubblicità e la distribuzione, qual è l'impatto sull'ambiente in termini di inquinamento, imballaggio e trasporto.

Il primo GAS italiano nasce a Fidenza nel 1994; successivamente l'esperienza si allarga a Reggio Emilia e poi raggiunge molti altri territori tanto che attualmente in tutta Italia esistono circa 600 GAS.

I GAS propongono quindi un consumo critico e responsabile e, attraverso la loro azione, si oppongono al modello di consumo attuale.

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Decrescita

Il tema della decrescita economica emerge dalla considerazione che lo sviluppo, così come lo conosciamo, non può proseguire all'infinito in un mondo caratterizzato dalla limitatezza. Una crescita economica rivolta al costante aumento del prodotto interno lordo (e dunque dei consumi) senza prendere in considerazione la natura non è sostenibile per l'ecosistema terrestre.
L'economista rumeno Nicholas Georgescu-Roegen fu il primo ad inserire nel discorso economico il fattore ambiente, dando vita ad una nuova disciplina: la “bioeconomia”; l'autore suggerisce che l'economia dovrebbe tenere in maggiore considerazione le leggi biologiche ed energetiche della natura, in particolare alcuni principi di termodinamica: l'energia esistente nell'universo non può essere né prodotta né distrutta, ma solo trasformata da energia utilizzabile ad energia non utilizzabile. Una volta bruciato il pezzo di carbone, di legno, il litro di petrolio l'energia si disperde sotto forma di calore, fumo e cenere ed accresce l'entropia, ossia il grado di dispersione e degradazione.

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Transition Town

Le città di transizione (o Transition Towns) fanno parte di un movimento culturale nato in Irlanda nel 2005 a Kinsale ad opera di Rob Hopkins e degli studenti del Kinsale Further Education College. Fondano le loro basi ideologiche sui concetti di sostenibilità, ambientalismo, economia, agricoltura sostenibile e fonti energetiche altrenative.

Il progetto originario è nato in modo del tutto casuale, quando l'insegnante di permacoltura (sistema di agricoltura sostenibile) del Kinsale Further Education College, Rob Hopkins, ideò insieme ai suoi studenti il "Kinsale Energy Descent Plan", un progetto strategico che si poneva l'obiettivo di indicare come la piccola cittadina di Kinsale avrebbe dovuto riorganizzare la propria esistenza in un mondo in cui il petrolio non fosse più stato economicamente accessibile per via del prezzo elevato e il riscaldamento globale avesse condizionato irreversibilmente l'ecosistema terrestre.

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Co-housing

Il co-housing nasce in Scandinavia negli anni '60, ed è a oggi diffuso specialmente in Danimarca, Svezia, Olanda, Inghilterra, Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone.
Le comunità di co-housing combinano l’autonomia dell’abitazione privata con i vantaggi di servizi, risorse e spazi condivisi (micronidi, laboratori per il fai da te, auto in comune, palestre, stanze per gli ospiti, orti e giardini...) con benefici dal punto di vista sia sociale che ambientale.
Tipicamente consistono in un insediamento di 20-40 unità abitative, per famiglie e single, che si sono scelti tra loro e hanno deciso di vivere come una “comunità di vicinato” per poi dar vita – attraverso un processo di progettazione partecipata - alla realizzazione di un ‘villaggio’ dove coesistono spazi privati (la propria abitazione) e spazi comuni (i servizi condivisi).
La progettazione partecipata riguarda sia il progetto edilizio vero e proprio – dove il design stesso facilita i contatti e le relazioni sociali – sia il progetto di comunità: cosa e come condividere, come gestire i servizi e gli spazi comuni.

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G.A.P.

I GAP (gruppi di acquisto popolare), nati sul pane a Roma si ispirano al lavoro fatto dai GAS (gruppo di acquisto solidale) in questi decenni, sono reti di cittadini che si uniscono e decidono l'acquisto collettivo solitamente di generi alimentari.
Il tutto è regolato per legge, ogni GAP non fa vendita e non fa nessun lucro, ma contratta il prezzo direttamente con i produttori e poi crea una rete di distribuzione alternativa a quella delle grandi catene.
Ciò che ha spinto la nascita dei GAP (oramai presenti su tutto il territorio nazionale) è la necessità sempre più impellente di combattere il carovita: molti GAP hanno iniziato la loro attività con il pane a prezzo calmierato (1 euro al kg), per poi estendersi anche ad altri prodotti.

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Commercio equo e solidale

Con il termine commercio equo e solidale, o semplicemente commercio equo (fair trade in inglese), si indicano quelle attività commerciali il cui obiettivo non è solamente la massimizzazione del profitto, ma anche la lotta allo sfruttamento della manodopera e alla povertà legata a cause economiche, politiche o sociali.
È una forma di commercio internazionale con la quale si cerca di far crescere aziende economicamente sane e di garantire ai produttori ed ai lavoratori del Sud del mondo un trattamento economico e sociale equo e rispettoso, contrapponendosi alla logica di sfruttamento troppo spesso seguita dalle grandi imprese multinazionali. Possiamo dire che il commercio equo e solidale si propone di migliorare le condizioni di vita dei paesi del Sud del mondo attraverso lo sviluppo delle loro capacità produttive e imprenditoriali piuttosto che ricorrendo a interventi assistenziali, umanitari: trade not aid.
Gli obiettivi strategici del commercio equo sono: lavorare con i produttori svantaggiati e lavoratori per aiutarli a passare da una condizione di vulnerabilità a una situazione di sicurezza e autosufficienza economica; giocare un ruolo attivo nel più ampio scenario globale per raggiungere una maggiore equità del commercio internazionale, sostenere progetti locali che valorizzano il territorio; rendere consapevoli i consumatori del proprio potere di scelta nell'acquisto.

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G.A.C.

Il gruppo d’acquisto collettivo si configura come una risposta di una comunità che stimola l’imprenditoria locale, promuovendo il ripopolamento dei luoghi abbandonati, attraverso progetti di filiera corta. Il Gac si struttura in maniera organizzata con punti reali di raccolta delle richieste e distribuzione delle merci, attraverso la creazione di un grosso gruppo di acquisto, l’idea è quella di sensibilizzare tutte le persone che non possono fondare un proprio Gas per mancanza di tempo. Al contempo la collaborazione tra associazioni ed enti, non solo tra singoli individui pùo garantire una filiera sicura, sottoponendo a continue analisi chimiche i prodotti.

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Distretti di Economia Solidale

Da alcuni anni sia in Europa, in particolare in Francia e Spagna, che nel mondo, principalmente in America Latina, si sono sviluppate reti di realtà economiche che si definiscono di Economia Solidale. In Italia sono presenti realtà che, sebbene eterogenee tra loro, svolgono attività di produzione, distribuzione o consumo di beni o servizi in linea con i principi e le modalità dell'economia solidale1.
Per rafforzare ed espandere lo spazio dell'economia solidale si sta sperimentando in diversi luoghi la costruzione di reti nelle quali circolano beni, servizi e informazioni prodotte dalle realtà di economia solidale, in modo da sostenersi a vicenda.
Nel processo di attivazione delle reti di economia solidale (RES), appare strategica l'attivazione di distretti di economia solidale (DES): una sorta di “laboratori-pilota” in cui si sperimentano forme di collaborazione e di sinergia per un modello economico basato su premesse diverse da quelle del modello dominante.

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Bilanci di giustizia

E' una campagna promossa a partire dal 1993 dall'Associazione Beati i Costruttori di Pace (con sede a Padova) attraverso cui si vuol dare alle famiglie uno strumento che permetta loro di controllare la propria economia domestica. Alle famiglie vengono proposti metodi per controllare i propri consumi e risparmi, orientandole verso comportamenti critici ed etici che favoriscano uno sviluppo sostenibile. Il mezzo per effettuare queste azioni è il bilancio familiare, dal quale emergono i risultati delle diverse scelte economiche.
Per quanto riguarda i consumi, ad esempio, si cerca di ridurli ma contemporaneamente di indirizzarli verso acquisti consapevoli, di prodotti biologici o equo-solidali. Si propongono inoltre pratiche quali il consumo di prodotti secondo la loro stagionalità, il riutilizzo dei vestiti e il riciclaggio. Dal punto di vista bancario, invece, si spinge ad indirizzare i propri risparmi non verso i tradizionali canali che mirano ad un rendimento elevato, bensì verso investimenti in MAG, Banca Etica o in cooperative sociali prevalentemente del luogo.

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Terra e libertà/Critical Wine

Terra e libertà/critical wine è un progetto che nasce da un'idea dei centri sociali occupati autogestiti, in particolare la Chimica di Verona e il Magazzino 47 di Brescia, con la collaborazione di Luigi Veronelli, enologo, cuoco, gastronomo e scrittore, e rivolto ad aprire un dibattito sui temi legati alla terra, alla questione ambientale, alla vita e cultura contadina e alla qualità della vita materiale.
Tra le proposte avanzate dal movimento ci sono: la creazione di un catalogo di autocertificazione terra e libertà/critical wine, la denominazione comunale d'origine e il prezzo sorgente.
L'autocertificazione si fonda sul principio di responsabilità. Al di là di quello che prescrivono le leggi, verrebbe indicata l'origine delle materie prime, la loro tipologia, i metodi di trasformazione, di conservazione e di confezionamento usati, cosa che spesso viene trascurata nella grande distribuzione che impone il proprio marchio nei prodotti che commercializza, espropriando così i produttori anche del proprio nome. L'autocertificazione è considerata un dovere verso la collettività; per poter giudicare la qualità di un prodotto è necessario conoscere tutta la filiera produttiva.

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Cambieresti?

Non è solamente una domanda all'apparenza semplice, ma anche il nome di un progetto realizzato a partire da marzo 2005 dal Comune di Venezia per una durata di 10 mesi rivolto a sperimentare nuovi stili di vita meno dispendiosi e con un'impronta ecologica ridotta: Cambieresti è infatti un acronimo di consumi, ambiente, risparmio energetico, stili di vita. L'iniziativa è partita da un'amministrazione pubblica interessata ad attuare strategie di risparmio energetico, scelte di consumo consapevoli ed orientate eticamente assieme alla cittadinanza. Si fonda sull’idea che tutti - cittadini, istituzioni, aziende e altre organizzazioni - possano diminuire il proprio impatto sull’ambiente, migliorando al contempo il proprio benessere, le proprie conoscenze, le capacità critiche, il senso civico e le attenzioni verso i beni comuni.
Il progetto comprendeva 11 aree tematiche nelle quali attuare comportamenti basati su criteri ecologici, sociali, etici: acqua, alimentazione, animali, casa, commercio equo e solidale, energia, finanza etica, medicina naturale, mobilità sostenibile, rifiuti, turismo responsabile.

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Sbilanciamoci!

Dal 1999, 47 organizzazioni della società civile si sono unite nella campagna Sbilanciamoci! per impegnarsi a favore di un’economia di giustizia e di un nuovo modello di sviluppo fondato sui diritti, l’ambiente, la pace. La campagna Sbilanciamoci! propone ed organizza ogni anno attività di denuncia, di sensibilizzazione, di pressione, di animazione politica e culturale affinché la politica, l’economia e la società si indirizzino verso la realizzazione dei principi della solidarietà, dell’eguaglianza, della sostenibilità, della pace. La campagna parte dal presupposto che è necessario cambiare radicalmente la prospettiva delle politiche pubbliche rovesciando le priorità economiche e sociali, per rimettere al centro i diritti delle persone, di un mondo più solidale e la salvaguardia dell’ambiente anziché le esigenze dell’economia di mercato fondata su privilegi, sprechi, diseguaglianze. Nei suoi 10 anni di attività, la campagna ha elaborato strumenti di ricerca, analisi critica e proposta che sono parte essenziale della sua attività di informazione, pressione politica e mobilitazione.
La campagna si articola su quattro temi principali: la contro-finanziaria, il quars, la cooperazione allo sviluppo e solidarietà internazionale, la contro-Cernobbio.

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