librone dell'oracolo - autogestione

Contratti di quartiere

I Contratti di Quartiere sono progetti finanziati dal Ministero dei Lavori Pubblici e promossi dagli enti locali, volti al recupero e alla riqualificazione di aree cittadine soggette a condizioni di diffuso degrado fisico e ambientale, scarsa coesione e disagio sociale.

Questi mirano principalmente alla ristrutturazione e l'ammodernamento dei complessi residenziali di edilizia pubblica, con particolare attenzione al tema del risparmio energetico e della sostenibilità ambientale (isolamento termico, installazione pannelli solari, teleriscaldamento, raccolta e riciclo acqua piovana, ecc); si occupano inoltre del recupero e della demolizione di strutture abbandonate o aree industriali dismesse e della riqualificazione di parchi, aree comuni e di aggregazione sociale.

Altri ambiti, anche se di minore impatto e rilevanza, riguardano la viabilità e l'arredo urbano.

La caratteristica maggiormente innovativa di questi progetti è l'assunzione di una concezione totalmente nuova di progetto di recupero urbano: non più interventi pianificati e gestiti dall'alto ad opera esclusiva degli enti locali, ma bensì basati su una costruzione multilaterale e partecipata, resa possibile grazie alla collaborazione di istituzioni, cittadini e associazioni.

 

L'esperienza passata ci insegna che interventi di tipo tradizionale ad esclusiva competenza delle istituzioni ed esogeni, ma soprattutto standardizzati, e che prescindono dal coinvolgimento delle comunità locali, hanno effetti e risultati piuttosto limitati.

Un progetto di sviluppo o di riqualificazione urbana deve essere infatti costruito su misura in base al contesto di intervento, facendo perno sulle sue peculiarità e punti di forza (rappresentati principalmente dagli abitanti) il relativo capitale sociale e le conoscenze specifiche della realtà locale.

E' per questo motivo che i Contratti di quartiere si servono largamente della collaborazione e della diretta partecipazione delle comunità locali.

L’obiettivo fondamentale infatti è quello di sviluppare interventi il più possibile specifici, efficaci e funzionali alla valorizzazione del patrimonio territoriale, ma soprattutto accettati e condivisi dai cittadini.

La partecipazione dei cittadini non è però funzionale alla mera accettazione del progetto e all'attenuazione del dissenso, ma bensì centrale in tutte le sue fasi di sviluppo, da quelle preliminari di studio e pianificazione a quelle di realizzazione. Questa si concretizza soprattutto tramite l'organizzazione di assemblee cittadine, riunioni, gruppi di lavoro ecc.

Scopo principale dei Contratti di quartiere non è solo quello di intervenire in termini di riqualificazione fisica degli stessi, ma bensì sviluppare progetti multidisciplinari e multilivello capaci di lavorare e affrontare le problematiche su diversi fronti: urbano, economico, sociale, ambientale, al fine di eliminare o per lo meno arginare le cause di degrado urbano e disagio sociale.

La sperimentazione di questi piani di intervento è iniziata nel 1994, conseguentemente all'approvazione della legge 493/93, grazie alla quale una parte dei fondi Gescal sono stati destinati al finanziamento di progetti di riqualificazione urbana.

Ovviamente per raggiungere pienamente le finalità individuate sono stati necessari, e lo sono tuttora, oltre che l'investimento pubblico, la collaborazione e l'impegno economico da parte di enti locali, aziende private e associazioni attive nei diversi territori.

I Contratti di Quartiere hanno rappresentato un'occasione per promuovere utili esperienze di sviluppo soprattutto in quelle aree periferiche ed emi-periferiche i cui processi di crescita urbana e demografica, particolarmente intensi negli anni sessanta e settanta, hanno prodotto gravi conseguenze dal punto di vista di degrado urbano, carenza di servizi, disagio sociale, abitativo ed economico.

Dopo i primi progetti, che hanno riguardato diverse regioni italiane, nel 2007 è cominciata una nuova fase del progetto: Contratti di Quartiere II. Gli obiettivi originari sono stati ampliati e pongono ora maggiore attenzione all'ambiente, alla promozione e al rilancio dell'immagine territoriale, in coerenza con i programmi per lo sviluppo umano a livello locale sostenuti dalle Nazioni Unite e soprattutto nel quadro di riferimento dell'AGENDA 211 e dei principi per il governo locale adottati internazionalmente nel 1994 con la "Carta di Aalborg"2.

In sostanza i nuovi progetti vanno oltre l'obiettivo della riqualificazione e dal recupero urbano e si propongono come veri e propri strumenti di sviluppo locale attraverso:

  • l'implementazione e l'ammodernamento di servizi e infrastrutture

  • la valorizzazione delle risorse storiche ed ambientali,

  • il sostegno alle imprese locali che cercano l'innovazione,

  • la lotta ai fenomeni di degrado sociale,

  • il rilancio dell'immagine del territorio in modo da attrarre investimenti compatibili con uno sviluppo sostenibile,

  • la valorizzazione delle relazioni locali di ogni settore e dei flussi di informazione per garantire connessioni tra sviluppo locale e mercato globale.

Le regioni coinvolte in questo progetto sono numerose: Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Lazio, Campania, Calabria, Puglia e Sardegna.

Per quel che riguarda il contesto locale piemontese i Contratti di quartiere sono stati attivati a partire dal 1994, ispirandosi all'iniziativa comunitaria “Urban”, caratterizzata da una particolare attenzione agli aspetti sociali ed ambientali.

Dalla loro attivazione al 1999 i Comuni piemontesi hanno ottenuto 150 milioni di euro che hanno attivato investimenti per ulteriori 640 milioni.

Più specificatamente i progetti hanno riguardato i comuni di Torino (con il CdQ I di Via Arquata e i CdQ II di Via Parenzo, Via Ghedini e Via Dina) e di Pinerolo (con CdQ I Foro Boario).

I progetti avviati dalla Città di Torino riguardano principalmente aree residenziali pubbliche realizzate negli anni '20/'30 e '60/'70 per sopperire alle carenze abitative di quegli anni e si sono distinti per il loro impegno particolare in ambito sociale: hanno cercato di coinvolgere il più possibile gli abitanti nelle fasi progettuali, ma soprattutto si sono dotati di validi strumenti informativi come sportelli di front office e vere e proprie campagne di informazione.

Alcuni CdQ, destinati ad aree urbane con problemi sociali di maggiore entità, come quello di Via Parenzo, si sono dotati di progetti paralleli, denominati di “accompagnamento sociale”, o “Programmi di integrazione alle azioni sociali” (Pias) finalizzati ad un intervento più incisivo in ambito sociale e ad accompagnare i lavori di riqualificazione, gestire i conflitti, preparare i residenti al funzionamento degli sportelli informativi, offrire percorsi di formazione e d'inserimento lavorativo, progetti educativi, ricreativi e culturali.

Il CdQ “Foro Boario” di Pinerolo ha invece focalizzato la sua attività alla parziale demolizione e al risanamento di un complesso di edifici pubblici, realizzati negli anni '50 e originariamente destinati a Macello Civico, ormai da anni in completo stato di abbandono e degrado, convertendoli in complessi residenziali dotati di tutti i servizi, aree di aggregazione sociale e impianti sportivi.

Dal 2001 la Regione Piemonte ha formalmente adottato il Programma d’Iniziativa Comunitaria (PIC) URBAN II Mirafiori Nord; progetto sviluppato lungo tre assi strategici:

Asse verde – recupero fisico e sostenibilità ambientale

Asse Blu – creazione di infrastrutture e conoscenze per lo sviluppo economico

Asse rosso – integrazione sociale, lotta all’esclusione, crescita culturale

Condividi su

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter