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Informazione indipendente

Oggi come non mai l'utilizzo dei mezzi di comunicazione, e particolarmente di quello televisivo, può orientare e condizionare l'evoluzione della società, i rapporti di forza, le scelte economiche e politiche. Il controllo democratico di questo fenomeno è un tema importante del nostro tempo, anche sul piano culturale e dei diritti umani. L'informazione e la libera manifestazione del pensiero sono diritti irrinunciabili, non a caso solennemente sanciti dalla Costituzione italiana.
Il mercato dell'informazione è dominato da trecento società: numerose fusioni e accordi hanno dato vita a veri imperi della comunicazione quali le americane Aol-Time-Warner e Viacom che insieme fatturano 40 miliardi di dollari l'anno, l'equivalente della ricchezza prodotta in un anno in Romania. Di queste: 144 sono nordamericane, 80 europee, 49 giapponesi e solo 27 interessano altre aree geografiche.


Ogni giorno le agenzie stampa battono 32.000.000 di parole che poi ci arriveranno sotto forma di articoli giornalistici o servizi radiotelevisivi, ma di queste solo 55.000 provengono dai paesi del Sud del mondo. L'80% della popolazione mondiale è quindi un interlocutore imbavagliato con cui non è possibile la comunicazione.

Le quattro agenzie che monopolizzano l'informazione sono:

Associated Press e United Press International (americane);
Reuter (britannica);
Agence France Presse (francese).

 

Radio, televisioni e giornali di tutto il mondo sono abbonati a queste agenzie e pescano le notizie nel mare dei lanci offerti con una conseguente conformazione dell'informazione che viene offerta.
Questo processo ha finito per espropriare i paesi meno avanzati del controllo sulla circolazione delle proprie notizie, costringendoli ad affidarsi ad organizzazioni di paesi culturalmente e politicamente diversi e a guardare se stessi attraverso lo sguardo e le parole degli altri. È superfluo ricordare quanto l'informazione contribuisca a diffondere i modelli sociali e culturali dominanti. Il problema riguarda anche le fasce più deboli della nostra società che spesso o non sono rappresentate in nessun modo dai media o lo sono in modo deformato e parziale.
L'informazione è diventata merce strategica: chi la controlla, controlla il mondo, dal momento che la realtà viene sostituita sempre più da una realtà mediatica parallela e artificiale. Un fenomeno che abbiamo visto in occasione di tanti reportage di guerra, dove le notizie diffuse erano quelle create ad arte da chi quella guerra la stava gestendo, riuscendo così a costruire l'immagine del nemico nell'opinione pubblica.
Se analizziamo il ruolo dei media di fronte alle crisi degli ultimi anni vediamo che l'analisi dei fatti è sostituita dall'uso di stereotipi e semplificazioni. Le notizie sono spesso appiattite dai ritmi dell'informazione televisiva, ma non tutti gli eventi sono riconducibili a delle immagini o ai 2-3 minuti che mediamente i telegiornali dedicano ad una notizia.
Le notizie di cronaca che ci giungono sono per massima parte di cronaca nera e per il Sud del mondo questa diventa una vera e propria regola. L'informazione che proviene da questi paesi ha sempre bisogno di un evento straordinario e catastrofico per guadagnarsi spazio sui nostri quotidiani o per conquistare un servizio di due minuti nei telegiornali. Oppure si finisce per parlare di Africa come conseguenza di una notizia che ha per argomento principale un fatto o una persona legata al Nord del mondo. Un migliore trattamento non è riservato alle questioni sociali del nostro paese. È raro che un'associazione, un'ONG, un'organizzazione di base, riesca a trovare uno spazio nella rappresentazione mediatica. E questo sia per quanto riguarda la carta stampata, che le televisioni e le emittenti radiofoniche.
Secondo l'indagine annuale di Reporters sans frontières, l'organizzazione che opera in difesa della libertà di stampa nel mondo, in Europa il livello della libertà di stampa è sceso: dopo aver rappresentato a lungo un modello di libertà, numerose nazioni europee continuano a perdere posizioni. La Francia nel 2009 è scesa di 8 posizioni fino al 43° posto,  l'Italia al 49° perdendone 5, dopo averne già perse 7 l'anno precedente.
Le nuove tecnologie hanno reso possibili forme di trasmissione sempre più innovative; internet ad esempio ha favorito il coordinamento delle mobilitazioni della società civile.
I regimi dittatoriali, gli inganni delle multinazionali, gli attentati ai diritti dell'uomo sono mantenuti anche con la complicità del silenzio dei media internazionali e con la nostra disinformazione.
L'utilizzo sempre maggiore delle nuove tecnologie digitali, insieme alla partecipazione attiva del pubblico, è una caratteristica ricorrente nell'informazione indipendente.
Una forma originale di informazione indipendente è rappresentata da Current-TV, network fondato dall'ex vicepresidente degli USA Al Gore e dall'imprenditore e avvocato Joel Hyatt.
Current integra TV e internet e si fonda sul concetto di User Generated Content, ossia sulla partecipazione attiva di un pubblico giovane (18-35 anni) che propone e fruisce dei contenuti, con l'intento di creare una coscienza collettiva attraverso lo scambio partecipativo di informazioni da ogni angolo del pianeta. Circa un terzo dei programmi sono realizzati dagli spettatori, anche i messaggi pubblicitari sono opera del pubblico.
Il network si propone come alternativa alle forme tradizionali d'informazione imposta dall'alto, senza possibilità di interazione da parte dell'utenza.
Nella concezione dei fondatori la nuova TV non deve avere orientamenti politici e si deve proporre come voce indipendente in cui le nuove generazioni possano riconoscersi; mantiene e promuove un orientamento ecologista, in linea con i principi tracciati dal suo fondatore nel documentario Una scomoda verità.
Vengono trasmessi sul canale satellitare i video più votati dalla community internet all’indirizzo del network. L’interazione fra Web e TV è infatti totale. Gli argomenti della programmazione televisiva riflettono i temi affrontati all’interno della community e viceversa, in uno scambio diretto e costante tra canale e sito.
Dal punto di vista dell'informazione, Current ha introdotto un'originale corrente giornalistica: Vanguard journalism. Lo staff è composto da giornalisti di diverse nazionalità che indagano in modo approfondito e diretto sulle più importanti questioni contemporanee, partecipando in prima persona. Hanno ad esempio viaggiato aggrappati ai “treni della morte” assieme a centinaia di clandestini che dal centro America cercano di raggiungere gli Stati Uniti; sono saliti a bordo delle navi dei Pirati Moderni nelle acque a largo della Malesia, Singapore e Indonesia; hanno vissuto al fianco di guerriglieri del Niger e sono entrati nei loro covi.
La tecnologia digitale è un fattore che gioca a favore anche delle radio: un boom quello delle web radio che ricorda quello della metà degli anni '70, quando centinaia di piccole emittenti di controinformazione sorte dall'entusiasmo di giovani impegnati nei movimenti. Radio libere, radio “pirata”, radio che, finito il monopolio RAI nel 1976, trasmettevano in tutta Italia canzoni censurate dalle emittenti ufficiali, raccontavano la vita di quartiere dando voce agli emarginati di allora: femministe, omosessuali, obiettori di coscienza..., seguivano gli scioperi operai e le manifestazioni studentesche.
Un esempio di radio indipendente della realtà torinese è Radio Blackout.
Nasce nel 1992 dal movimento delle occupazioni: legata ai centri sociali della regione, e non solo, alle case occupate, ai movimenti ed alle associazioni di base. È autogestita e autofinanziata, non trasmette pubblicità a pagamento, non ospita partiti né propaganda elettorale, non ha sponsor.
Ha una rassegna stampa mattutina e un edizione di notiziario in replica la sera. L'informazione è costituita anche dagli spazi-approfondimento, mezz'ora al giorno senza argomento fisso, in diretta o registrata. Studenti, insegnanti, operai, zingari, scrittori, cineasti, squatter e ogni sorta di "tipi strani" si avvicendano ai microfoni di radio Blackout per parlare di autoproduzione, pena di morte, manipolazione genetica, diritto d'autore, nuove tecnologie, ambiente, guerra, infortuni sul lavoro, cinema, letteratura, immigrazione, sindacalismo di base, scuola, psichiatria, carcere, fumetti.
La radio è stata anche oggetto di tentativi più o meno velati di censura attraverso perquisizioni, sequestri di materiali, rifiuto di rinnovare il contratto d'affitto dei locali...


RIIFERIMENTI

http://it.wikipedia.org/wiki/Current_TV
http://italy.indymedia.org/
http://radioblackout.org
http://sportelloecoequo.comune.firenze.it
http://www.rsfitalia.org

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