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Bilancio partecipativo, Porto Alegre

Porto Alegre è la capitale dello Stato del Rio Grande do Sul, si trova all'estremo sud del Brasile, in un'area di confine con l'Argentina, il Paraguay e l'Uruguay; è una metropoli di quasi un milione e mezzo di abitanti con un'economia da realtà di confine: commercio transfrontaliero, terziario avanzato e micro-imprese.
Dal 1989 il Comune di Porto Alegre ha riorganizzato alcuni suoi settori strategici in senso partecipativo attraverso un processo istituzionale che va sotto il nome di bilancio partecipativo (Orçamento Participativo): una forma pubblica di gestione del potere, con cui i cittadini decidono come sarà utilizzato il bilancio pubblico. È un modo di controllare da dove viene il denaro e dove va, una maniera con cui tutti partecipano alla decisione di come le risorse saranno spese. È costituito da una serie di dibattiti successivi e aperti a tutti i cittadini per decidere la destinazione degli investimenti in strutture e servizi in ambito cittadino.


Il primo passo è stata una riforma fiscale per drenare risorse, il secondo l’invenzione insieme alla cittadinanza di modi per far partecipare tutti - e soprattutto i più esclusi - alle scelte collettive.  Questa esperienza in continua trasformazione (è regolata solo da un articolo dello Statuto comunale, la cittadinanza ha sempre rifiutato che venisse cristallizzata in una legge) non nasce dal nulla: affonda le sue radici in una tradizione di autonomia e di movimenti popolari urbani. E’ su queste basi di autonomia che si sono spontaneamente costituite le 16 aree in cui è divisa Porto Alegre. Ogni anno mediamente 45.000 persone (su 1.300.000 abitanti) partecipano alle assemblee del Bilancio Partecipativo. Nei primi dieci anni di questa esperienza la popolazione ha deciso l’impiego di oltre 700 milioni di dollari e la quota del bilancio comunale gestita con questo sistema è passata dall’11% a quasi il 25%.
Secondo una ricerca svolta nel 2000 dalla municipalità, è forte la partecipazione femminile: su 1.577 partecipanti, le donne sono il 58%; dal punto di vista etnico i bianchi il 61%, i neri il 20%, gli indios il 3,6%. I ceti meno istruiti e con reddito inferiore partecipano di più, ma la tendenza è a un aumento dell’interesse delle classi medie.
Il Bilancio Partecipativo è dunque un sistema che ha migliorato in modo significativo la vita di migliaia di persone e ha ridotto clientelismo e corruzione, ma non solo: è un’esperienza che ha sviluppato il senso di responsabilità collettiva e di appartenenza alla comunità, la capacità di risolvere i conflitti e di costruire patti sociali, la coscienza critica e il controllo sull’operato dei politici, ma anche la comprensione di quanto è complesso gestire una metropoli. E soprattutto la crescita del sapere collettivo sui propri luoghi di vita e la progettazione di nuovi modelli di sviluppo e convivenza.
Un tema caldo è, ovviamente, la distribuzione delle risorse. È stato approvato uno statuto sulla proprietà della terra: su quelle non utilizzate si pagano imposte crescenti e dopo cinque anni vengono espropriate. La prossima questione in discussione è una nuova riforma fiscale. I conflitti ovviamente non mancano, ma i risultati ottenuti dal Bilancio Partecipativo - anche in termini di dinamismo economico - sembrano piacere anche alle classi più benestanti.
Insomma, il bilancio partecipativo è una vera scuola di democrazia: faticosa, complicata, appassionante, sorprendente ("una città adolescente, ma che cresce bene", ha definito Porto Alegre un consigliere del bilancio partecipativo).
I risultati concreti sono evidenti: nel 1987, 400.000 poveri abitavano in 200 favelas. Oggi molte favelas sono state riqualificate e urbanizzate, il 99% della popolazione dispone di acqua potabile e il 92% di servizi igienici. Le scuole comunali da 29 sono diventate 90 e l’evasione scolastica si è ridotta a meno del 2%. Ci sono progetti per lo sviluppo di piccole imprese e cooperative nell’ambito dell’economia popolare solidale, con la costruzione di reti autogestite di produzione, commercio, credito e consumo. La formazione permanente e l’educazione alla democrazia partecipativa sono una delle "fissazioni" di Porto Alegre, che si definisce "città educatrice" e utilizza le sue scuole a pieno ritmo, di giorno e di sera. Gli indicatori dello sviluppo umano in effetti sono da Nord del mondo: l’aspettativa di vita è di 70,3 anni, la mortalità infantile è del 15 per mille, la popolazione alfabetizzata è il 97%. Porto Alegre è considerata dall’ONU, che raccomanda il bilancio partecipativo come best practice, una delle 40 città meglio gestite del mondo, e piace persino alla Banca Mondiale.
Sono circa 200, in 18 paesi del mondo, le città che in modi diversissimi e spesso parziali praticano forme di bilancio partecipativo: tra le altre, metropoli come Montevideo, Buenos Aires, Città del Messico, Barcellona, Parigi. La pratica si è diffusa velocemente anche in diverse città di Inghilterra, Spagna, Germania, Svizzera, a volte mescolando caratteristiche dell'esperienza brasiliana con aspetti di realtà statunitensi e della città neozelandese di Christchurch. Esperimenti paralleli si sono sviluppati in altri continenti, dal Camerun al Senegal, dal Congo ad Haiti allo stato indiano del Kerala. Alcune esperienze di bilancio partecipativo si sono invece sviluppate in modo del tutto autonomo da Porto Alegre: per esempio quella della regione del Charente, Francia meridionale , dove enti locali e associazioni di cittadini di diversi paesi hanno firmato un protocollo di accordo e creato una consulta popolare che gestisce una quota di bilancio per lo sviluppo sostenibile del territorio.
Anche in Italia la riflessione su questi temi si è avviata da tempo: Università di Firenze e Politecnico di Milano, hanno presentato la Carta del nuovo municipio che disegna le linee guida delle nuove forme di democrazia diretta, dello sviluppo locale sostenibile e di criteri innovativi per misurare il benessere. A Venezia, Roma (X e XI circoscrizione) e Napoli vengono nominati assessori o delegati del sindaco al bilancio partecipativo; a Firenze e in altri 40 comuni della Toscana, è in sperimentazione l’Agenda 21 (www.agenda21.it). E ancora a Genova, dove si è costituito un Forum della città educativa; a Trento, dove è stato organizzato un corso di formazione sul bilancio partecipativo e indicatori si sviluppo locale; nell’area di Vimercate e in altre città della cintura di Milano, dove i cittadini sono coinvolti in esperimenti di gestione del territorio.  L’esperienza più "antica" e interessante è probabilmente quella di Grottammare (Ascoli Piceno). Nel ’94 la cittadinanza è stata coinvolta dal sindaco Massimo Rossi nella discussione del piano regolatore. Da allora il consenso e la partecipazione sono cresciuti in modo esponenziale dando luogo a scelte controcorrente: progetti di cooperazione con il sud del mondo, centri polivalenti per gli immigrati, per i giovani e per gli anziani, gestione democratica ed efficiente dei servizi, metà delle aree edificabili riportate all’uso agricolo, traffico limitato sul lungomare.... “Certo, queste scelte innescano dibattiti e conflitti, il cui esito non è mai scontato”, osserva il sindaco, “ma sono proprio questi conflitti a far crescere la consapevolezza dei cittadini sugli interessi in gioco”.


RIFERIMENTI
http://www.nuovomunicipio.org
http://spazioinwind.libero.it/rfiorib/bilancio/bilancio_cangemi.htm

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