Piqueteros (Argentina)

I piqueteros sono attivisti appartenenti al movimento dei lavoratori disoccupati dell'Argentina. Il movimento nasce nel 1995 nel sud dell'Argentina come forma di protesta contro il taglio di posti di lavoro nel settore degli idrocarburi; ma è negli ultimi anni che è fortemente cresciuto a causa della gravissima crisi economica del paese che ha portato la disoccupazione al 22%, al collasso del settore bancario, a una perdita del potere di acquisto della moneta argentina (-35% nei soli primi 5 mesi del 2002 ) e costretto il 45% della popolazione sotto la soglia di povertà.
Traggono il nome dal ricorso ai piquetes (picchetti di ostruzione di strade) come mezzo di protesta. Con il blocco del traffico di camion della RN 22 (Ruta Nacional 22) i manifestanti riuscirono ad ottenere un dietro-front da parte dei dirigenti della YPF (Yiacimientso Petrolíferos Fiscales), annullando i licenziamenti. A differenza dei picchetti tradizionali, questo nuovo tipo coinvolge non solamente i lavoratori, ma anche le loro famiglie e altri attori politici.
La tipologia di protesta si diffuse rapidamente anche in altre località fino a livello nazionale.


I movimenti di disoccupati si sono progressivamente istituzionalizzati nella loro azione di opposizione all'operato del governo. Nel 1997 nell'area urbana e suburbana della capitale argentina (Gran Buenos Aires) i disoccupati diedero luogo a 23 blocchi stradali, ai quali se ne aggiunsero altri 54 nel resto del paese. A partire da quel momento i movimenti locali cominciarono ad acquisire caratteristiche proprie, dando vita ai primi movimenti dei lavoratori disoccupati.
Negli ultimi anni il movimento ha svolto un ruolo politico importante, stringendo alleanze con attori politici, in particolare con le diverse correnti del peronismo e movimenti di sinistra, causandone allo stesso tempo la frammentazione e un reingresso nel panorama politico tradizionale argentino, nel quale le organizzazioni di lavoratori avevano un ruolo di rilievo. Questi movimenti sono stati oggetto di forti critiche da parte della destra e della classe media che li ha accusati di coinvolgimento con la malavita organizzata e appoggiando il ricorso alla repressione violenta delle loro manifestazioni, classificate come criminali.
La causa principale della nascita di questi movimenti è il deterioramento della qualità della vita, ma ne sono concause anche il clientelismo, le politiche sociali fallimentari e le cattive pratiche della politica.
Per capire il sorgere e lo sviluppo dei movimenti dei disoccupati degli ultimi anni in Argentina, per comprendere le nuove forme di lotte, las puebladas, i nuovi attori sociali e politici, è necessario rivedere le trasformazioni strutturali di più di venticinque anni di neoliberismo. Dai primi anni novanta il mondo lavorativo ha sofferto un grande stravolgimento, perdite delle conquiste storiche dei lavoratori, crescita dello sfruttamento. A fianco a tutto ciò, un livello di espulsione di lavoratori in eccedenze, che ha fatto diventare i disoccupati, non più un “esercito di riserva”, ma in “popolazioni eccedenti”, milioni di persone che non hanno accesso ai diritti fondamentali per esistere (sopravvivere) . La classe politica e le strutture sindacali tradizionali sono stati complici del processo di esclusione.
Come risposta, prima nelle altre province e poi nella capitale e nella provincia di Buenos Aires, si sono sviluppati metodi di resistenza sociale che hanno dato vita a nuove espressioni di protagonismo popolare.
Fuori Buenos Aires le lotte prendono caratteristiche di vere “puebladas” (rivolta, insurrezione). Popolazioni intere che vivevano delle imprese dello stato (YPF - petrolio , Gas dello Stato, etc) e che quando sono state privatizzate queste zone si trasformarono in “popoli fantasma” di senza lavoro, come a Salta, Jujuy, Cutral-Co, dove si sono sviluppate le prime esperienze di lotta secondo la nuova realtà, trasferendo il fulcro del conflitto dalle fabbriche alle strade.               
Se prima si cercava di paralizzare la produzione (dentro le fabbriche) adesso, nel territorio, si cerca di interrompere la libera circolazione delle merci, con l’obbiettivo di colpire dove al capitalismo fa più male.
La democrazia diretta insorge con forza fra i nuovi picchetti ; assemblee popolari svolte nelle strade bloccate, elezioni dei delegati con mandati revocabili, la lotta e le azioni basate sul protagonismo plurale come unico modo di arrivare a un negoziato diretto con il governo. In tutto il Paese le mobilitazioni, sit-in, tende permanenti, occupazioni di strutture pubbliche, “ollas populares” (distribuzione popolare di cibo) e soprattutto il blocco di strade, ed il picchetto, sono un fedele specchio della continuazione delle prime “puebladas”. Più recentemente , altre forme creative si sono aggiunte alle lotte picchettere: i “caserolazos” (protesta accompagnata dal rumore delle pentole) della classe media nelle grandi città e l’occupazione di fabbriche che producono attraverso la cooperazione e il controllo operaio, e che insieme, con la loro convergenza di obbiettivi, hanno fatto entrare in crisi (e cadere) più di un governo, come è successo il 19 e 20 dicembre 2001, quando gli abitanti di Buenos Aires si riversarono nelle strade e nelle piazze, costringendo alla fuga il Presidente.
La grande espansione del fenomeno avviene nel periodo dell'amministrazione De la Rúa. Il ministro dello Sviluppo Sociale, con lo scopo di colpire la struttura clientelare presente nell'area metropolitana di Buenos Aires e limitare lo sviluppo dei gruppi di piqueteros, decide di affidare  l'esecuzione del Plan Trabajo (in pratica la distribuzione di sussidi di disoccupazione) a Organizzazione Non Governative  anziché ai municipi. Questa mossa, anziché indebolire i gruppi di manifestanti li rafforza e li istituzionalizza: i disoccupati creano delle proprie ONG, gestiscono la coordinazione tra i gruppi più piccoli sorti nelle zone più povere della città e diventano movimenti sociali organizzati, con notevole potere di pressione, una propria gestione economica e una pratica sistematica dei piquetes. Alcuni lavoratori decidono di investire i propri sussidi per creare lavoro, mettendo in moto progetti di produzione diretta.  
Oggi i piqueteros sono organizzati principalmente in piccoli gruppi locali che confluiscono in organizzazioni coordinate suddivise in  tre grandi blocchi:
Piqueteros de la CTA (socialisti popolari, socialdemocratici, cristiano-democratici), La Corriente Clasista y Combativa (CCC, organizzazione, politica, sindacale e di disoccupati integrata nel Partito Comunista Rivoluzionario), El Bloque Piquetero (meno legata a partiti politici, ha origine nei primi movimenti di piqueteros).


RIFERIMENTI

Burdman, Julio. Origen y evolución de los "piqueteros". Centro de Estudios "Nueva Mayoría", 18  marzo 2002.
http://nuevamayoria.com/invest/sociedad/cso180302.htm
http://www.impressionisoggettive.it/realtà_nel_mondo_italiano.htm
http://es.wikipedia.org/wiki/Piquetero

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