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Banche e investimenti radioattivi

Oltre la metà di tutti i finanziamenti all'energia nucleare in Europa, ben 92 miliardi di euro dal 2000 al 2009, arriva da un gruppo di soli dieci istituti finanziari. È questo il risultato della ricerca, commissionata dalla coalizione Banktrack di cui fa parte anche Greenpeace. Secondo lo studio - realizzato dall'istituto indipendente Profundo e pubblicato su - www.nuclearbanks.org- al primo posto della classifica delle banche nucleari c'è BNP Paribas, banca francese presente in Italia attraverso BNL (Banca Nazionale del Lavoro).

La ricerca spiega che non si sono registrati casi di finanziamento diretti a specifici progetti, se non per quote molto marginali (circa l'1%), ma si è potuto rilevare che la gran parte dei finanziamenti al nucleare avviene sotto forma di prestiti obbligazionari e prestiti (circa il 90% degli investimenti individuati).

Nel rapporto di Greenpeace Italia si legge: “Mentre nel caso dei prestiti corporate il capitale delle banche è potenzialmente a rischio, con la collocazione delle obbligazioni  e di azioni le banche sono protette da rischi finanziari. Invece di investire il proprio capitale, esse agiscono come mediatori per assistere le imprese nella ricerca di investitori disposti ad acquistare azioni o obbligaioni”.

Gli analisti di Citigroup (la più grande azienda di servizi finanziari del mondo) bocciano l'atomo in economia. Il nucleare in un mercato liberalizzato non si può fare se non trasferendo rischi e costi sul pubblico. Come si vorrebbe fare in India, dove per realizzare centrali, una legge limiterebbe fortemente, in caso di incidente, la responsabilità di chi le costruisce e di chi le gestisce.


Oggi BNP sta decidendo di finanziare, assieme ad altre banche francesi, la costruzione del controverso reattore Angra3, paradossalmente a soli 150 chilometri da Rio de Janeiro, la città ove si sono poste le basi per Agenda 21. Il tutto per un valore complessivo 1,1 miliardi di euro. “Angra3 deve essere fermato - dichiara Greenpeace – in quanto usa tecnologie vecchie e precedenti al disastro nucleare di Cernobyl del 1987, che non potrebbe essere costruito in Europa perché non a norma”. Nessun miglioramento o intervento progettuale potrebbe portare quest'impianto nemmeno vicino ai livelli di sicurezza declamati dalla tecnologia EPR (European Pressurized water Reactor, Reattore Europeo ad acqua Pressurizzata), le centrali di terza generazione che il governo vuole costruire in Italia. “Nessuna analisi dei rischi è stata condotta dai proprietari dell'impianto ed esiste una sola strada di collegamento, peraltro soggetta frequentemente a frane. E poi anche per l'impianto di Angra3, come per tutti gli impianti esistenti, non è ancora stato risolto il problema delle scorie, la cui letale radioattività permane per millenni”.


Durante la campagna partita il 16 ottobre 2010 I volontari di Greenpeace in tutta Europa hanno attaccato adesivi innanzi alle filiali del gruppo BNP con un messaggio per i clienti della banca: sapete cosa fa la vostra banca con il vostro denaro?
"I clienti del Gruppo BNP, e in Italia di BNL, hanno il diritto di sapere come la banca utilizza il denaro depositato e di chiedere di fermare gli investimenti nel settore nucleare. IL Brasile come l'Italia, non ha bisogno dell'elettricità prodotta dal nucleare, disponendo di abbondanti risorse rinnovabili come il vento, l'idroelettrico e le biomasse, tutte meno costose e infinitamente più sicure".
Per quanto riguarda la presenza degli istituti di credito italiani nell'ambito dell'energia nucleare, oltre alla Bnl ci sono UniCredit (2,3 miliardi di euro) e Intesa Sanpaolo (1,07 milioni di euro).

Vogliamo brevemente ricordare qualche dato di quel terribile disastro. Il 26 aprile 1986 il reattore numero 4 della centrale nucleare di Černobyl in Ucraina esplose, a causa di reazioni chimiche innescatesi per le elevate temperature raggiunte. Nubi di materiali radioattivi invasero all’istante l’Europa orientale, la Scandinavia e la parte occidentale dell’Urss. 336.000 persone furono evacuate, 134 operai contrassero la sindrome acuta da radiazione, 28 morirono qualche anno dopo, 200.000 in tutto, secondo le stime di Greenpeace, i casi di tumori, leucemie, e morti dovute alla contaminazione. Vogliamo che questo riaccada?

 

 

RIFERIMENTI
Terra Nuova – numero di ottobre 2010
www.unimondo.org/Guide/Ambiente/Nucleare/Banche-e-investimenti-radioattivi
www.greenpeace.org/italy/news/bnl-banca-nucleare
www.qualenergia.it/view.php?id=1011&contenuto=Documento
www.perlapace.it/index.php?id_article=5441
www.ecologiae.com/

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