librone dell'oracolo - finanza etica

Tobin Tax

Si tratta di una tassa proposta nel 1972 dal premio Nobel per l'economia James Tobin che prevede l'applicazione di un'aliquota tra lo 0,05% e l'1% ad ogni transazione sui mercati finanziari che comporti una conversione di valuta. Lo scopo è quello di colpire le operazioni speculative  , caratterizzate da un'ottica di brevissimo termine, per stabilizzare i tassi di cambio ed evitare che gli Stati si trovino costretti ad aumentare i tassi d'interesse per mantenere le proprie monete attraenti, rischiando in questo modo crisi valutarie (es.: Messico, sud-est asiatico e Russia degli anni '90); per accrescere il grado di autonomia delle autorità monetarie nazionali nel determinare i tassi d'interesse e per ottenere risorse da destinare alla cooperazione allo sviluppo

L'introduzione della tassa costituirebbe un disincentivo per gli investimenti speculativi  ("un po’ di sabbia tra gli ingranaggi della finanza") a favore di quelli produttivi e permetterebbe di rimediare a due gravi distorsioni del sistema monetario internazionale: l'instabilità dei mercati provocata dalle scommesse sui cambi effettuate quotidianamente dagli speculatori e causa di gravi crisi economiche e sociali e di perdita di sovranità delle autorità monetarie statali, impossibilitate a ridurre i tassi d'interesse, anche in situazioni di crisi, per evitare fughe di capitali. L'introduzione della Tobin tax scoraggerebbe la speculazione, conferendo stabilità e contribuirebbe a limitare le conseguenze negative delle fluttuazioni valutarie.

Le ingenti risorse che si potrebbero ottenere (da 16-18 miliardi di dollari l'anno con un'aliquota dello 0,1%, circa il doppio della somma attualmente destinata dall'Unione Europea ai fondi di sviluppo, fino a 166 miliardi di dollari l'anno con un'aliquota dell'1%, circa il doppio delle risorse necessarie a sconfiggere l'estrema povertà a livello mondiale) possono essere destinate ad iniziative a favore della comunità internazionale, per politiche redistributive, per aiuti allo sviluppo, per i “beni pubblici globali” e per raggiungere gli Obiettivi del Millennio.
Per far sì che l'iniziativa abbia successo è necessaria un'azione collettiva a livello internazionale e alcuni paesi hanno compiuto atti concreti per l'applicazione della Tobin tax: il Belgio la introdurrà se anche tutti gli altri paesi dell'eurozona faranno altrettanto; la Camera dei Comuni canadese ha approvato una risoluzione rivolta al governo per introdurre una tassa simile; in America Latina i presidente brasiliano Lula e quello venezuelano Chávez hanno dichiarato di voler adottare tale iniziativa.
La proposta della Tobin tax è rimasta accantonata per più di vent'anni finché, nel 1997, un editoriale di Le Monde Diplomatique intitolato “Disarmare i mercati” di Ignacio Ramonet rinnovò il dibattito attorno alla questione. Nacque l'associazione ATTAC (Associazione per la Tassazione delle Transazioni finanziarie per l'Aiuto dei Cittadini) e la tassa divenne un obiettivo del movimento anti-globalizzazione.
Numerose critiche si sono levate contro l'applicazione e l'effettiva possibilità di raggiungimento degli obiettivi. La rubrica “City Notebook” del quotidiano britannico “The Guardian” ha sostenuto che l'introduzione della Tobin tax ridurrebbe la liquidità dei mercati, con gravi conseguenze in termini di volatilità dei prezzi e difficoltà nello spostamento delle merci. Altre voci critiche sostengono che la possibile riduzione del volume delle operazioni finanziarie sarebbe un danno in assoluto,  sebbene le dimensioni dei mercati finanziari siano esplose, con un volume di transazioni 10 volte superiore al PIL mondiale.

Gli ostacoli all'applicazione della tassa sono principalmente due: il primo di natura culturale e ideologica legata al pensiero liberista dominante negli ultimi decenni che considera la tassazione dei capitali come arretrata e deleteria per lo sviluppo dei mercati e della concorrenza; il secondo riguarda il potere di opposizione del mondo finanziario, a partire dalle grandi banche, fortemente contrarie alla tassazione che hanno svolto un intenso lavoro di lobbying sui governi e sulle grandi istituzioni finanziarie. La perdita di slancio da parte dei movimenti anti-liberisti ha fatto scomparire la proposta dalle agende politiche.

2010
(28/06/2010)
Uno dei convitati di pietra del G20 che si e’ tenuto nel week end e’ stato il premio Nobel dell’economia James Tobin e la sua proposta, fatta nel 1972, di una tassa sulle transazioni finanziarie. La possibilita’ di una Tobin Tax e’ stato uno degli argomenti dibattuti dai 20 Grandi a Toronto. James Tobin la propose quasi 40 anni fa, la proposta attuale dell’applicazione di una Tobin Tax ha gli stessi obiettivi, ma dovrebbe avere anche gli stessi presupposto pensati dal premio Nobel, ovvero un accordo almeno tra le prime 20 grandi economie del pianeta per la sua applicazione e per la successiva determinazione della distribuzione tra i vari paesi del gettito ottenuto. Ma l’accordo non c’e’. Gli Stati Uniti sono contrari (hanno preferito seguire la strada dell’imposizione sugli utili bancari), il nuovo Governo inglese guidato da Cameron non si’ e’ ancora pronunciato ufficialmente, ma i conservatori sono tendenzialmente contrari. Italia, Francia e Germania sarebbero favorevoli se fosse applicata a tutti i paesi. Cosi’ al G20 anche la Tobin Tax e’ stata accantonata.
Fonte: http://miaeconomia.leonardo.it/economia/borsa_e_mercati/il_fatto_del_giorno/cos_e_la_tobin_tax_invocata_nel_g20_124463


È possibile applicare la TTV nella sola Unione Europea? È possibile la TTV anche se non è universale?

“Si'” è la risposta ad entrambe le domande. Oltre i tre quarti del mercato valutario ha luogo in appena sette Paesi. Più di metà del totale delle transazioni ha luogo in Europa, con Londra in posizione dominante con il 31,1% del mercato. Data questa concentrazione del mercato, l'Europa è un punto di partenza ovvio per la TTV. È del tutto falso sostenere che la TTV deve essere universale per funzionare. Alcuni Paesi, in rapporto a condizioni economiche interne, hanno applicato unilateralmente la TTV come il Cile negli anni 70 e la Malaysia negli anni 90.
Non è necessario chiedere il permesso agli USA o altri Paesi per procedere. Stiamo parlando di un semplice, piccolo onere fiscale in un'area del mercato finanziario che fino ad ora ha goduto dell'esenzione da una tassa su questo ramo degli affari. I Governi possono mettere agevolmente in atto questa tassazione come fanno per qualsiasi tassa. La questione è la volontà politica. Non solo è possibile partire con la TTV qui ed ora, ma è anche altamente consigliabile per garantire la stabilità economica in questa fase di allargamento dell'Unione Europea. Un altro importante vantaggio dell'introduzione della TTV è il miglioramento dell'attuale sistema finanziario europeo ora aperto e frammentato, verso un sistema unificato in grado di gestire, controllare e tassare gli scambi valutari. Sarebbe di grande utilità per la lotta contro il riciclaggio del denaro sporco, il finanziamento al terrorismo ed il controllo dei paradisi fiscali.

Emiliano Brancaccio, economista italiano,ricercatore in Economia politica e docente di Fondamenti di Economia politica e di Economia del lavoro presso la Facoltà di Scienze economiche e aziendali dell’Università del Sannio, a Benevento, nell'ottobre 2001 ha elaborato per conto di ATTAC Italia il testo della legge di iniziativa popolare.
Nel sito di ATTAC è possibile visualizzare
La proposta di legge di iniziativa popolare: Costituzione di una commissione atta all'elaborazione di una proposta per l'istituzione di una imposta europea sulle transazioni valutarie ed eventuale istituzione di un'imposta nazionale

La campagna guidata dall'associazione Attac ha portato nel consegnare in Parlamento un disegno di legge di iniziativa popolare con il sostegno di quasi 180.000 firme.
Tale proposta non è mai stata discussa.


0,05 Dalla Tobin alla TTF

Zerozerocinque e' una campagna italiana collegata con l'analoga internazionale "Make Finance Work" che supporta la petizione internazionale per l'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie (Financial Transaction Tax – FTT o TTF in Italiano)

La Tobin Tax è una tassa che riguarda esclusivamente gli scambi di valuta. Con la TTF verrebbe ampliato il numero delle transazioni tassabili e con un tasso inferiore a quello della Tobin. Mentre la Tobin Tax e le successive varianti si riferiscono agli scambi di valuta, la FTT prende in considerazione tutte le transazioni su strumenti finanziari, allargando così sostanzialmente la base imponibile rispetto alla proposta Tobin.

La tassa sulle transazioni finanziarie è un'imposta molto ridotta (tipicamente lo 0,05%) su ogni operazione finanziaria, ovvero l'acquisto e la vendita di azioni, obbligazioni, valute, o strumenti più complicati quali i derivati. Il tasso così piccolo non avrebbe conseguenze negative per l'economia reale e per i risparmiatori che investono sui mercati con un'ottica di lungo periodo. Al contrario, gli speculatori, che realizzano centinaia o migliaia di operazioni quotidiane per guadagnare su piccole oscillazioni dei prezzi, dovrebbero pagare la tassa su ogni transazione. Questo significa che la tassa è una misura estremamente mirata ed efficace contro la speculazione. E' oggi possibile comprare e vendere strumenti finanziari centinaia, anche migliaia di volte in un giorno, 24 ore su 24, nella speranza di guadagnare su piccole oscillazioni dei prezzi degli stessi strumenti. Tali operazioni non hanno alcun legame con l'economia reale, ma aumentano l'instabilità e la volatilità dei mercati, con impatti potenzialmente devastanti per l'economia globale. Realizzando 1.000 operazioni di compravendita sullo stesso titolo dovrei pagare la FTT 1.000 volte, il che renderebbe l'operazione speculativa economicamente sconveniente. La FTT si applica a tutte le tipologie di strumenti e titoli, limitatamente ai mercati finanziari. Altri trasferimenti, come i pagamenti per beni e servizi, le prestazioni lavorative, le rimesse dei migranti, i prestiti interbancari e ogni operazione delle banche centrali non verrebbero tassati in alcun modo.

I promotori della Campagna 0,05, a cui partecipa anche Attac Italia, promettono di non fermarsi: se il G20 non è stato in grado di prendere decisioni e si è concluso con l’ennesimo nulla di fatto, chiedono che l’Europa si muova da sola sulla scia di quanto già discusso nell’ultimo vertice del Consiglio Europeo. L’introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie potrebbe essere efficace anche se applicata nella sola Europa o nella sola area Euro. Inoltre una tale volata in avanti dell’Europa sarebbe un segnale forte per i prossimi G20 in Corea e in Francia.

20 Ottobre, 2010 - E' stata presentata oggi una proposta di legge per l'Istituzione di un'imposta sulle transazioni finanziarie in favore di interventi di solidarietà nazionale e internazionale, d'iniziativa dei deputati Sarubbi, Zacchera, Evangelisti, Angela Napoli, Barbi, Bossa, Di Stanislao, Renato Farina, Gasbarra, Gozi, Mogherini Rebesani, Murer, Pedoto, Pezzotta, Touadi. Il ddl (n. C.3740) è sostenuto da parlamentari di tutti gli schieramenti ad eccezione della Lega Nord. Su Openpolis è possibile monitorarne lo sviluppo.

Nella proposta si prevede l’istituzione di una imposta sulle transazioni finanziarie (Itf), la cui aliquota giungera' allo 0.05 per cento dopo l'adesione di almeno sei Paesi membri dell'Unione europea. La tassa si applica a tutte le transazioni finanziarie dirette o indirette, e compiute attraverso qualunque strumento finanziario, effettuate in Italia o da soggetti che operano nel nostro Paese. Sono esclusi i titoli di Stato (Bot, Bpt, Cct, Ctz) e quelli emessi dagli Enti territoriali (buoni ordinari comunali, provinciali e regionali). Il gettito della tassa sarà destinato per metà ai Paesi in via di sviluppo, e per metà alla solidarieta' nazionale: il 50 per cento dei soldi andranno infatti ai Fondi per la cooperazione allo sviluppo, l'altro 50 per cento al Fondo nazionale per le politiche sociali.                     

 

RIFERIMENTI
Mario Braconi, “La riscoperta della Tobin tax” http://www.italia.attac.org/index.php/finanza-neoliberismo/tasse-globali/3158-la-riscoperta-della-tobin-tax
Emiliano Brancaccio, Brevi note sul testo di legge per la istituzione di un’imposta europea sulle transazioni valutarie, in Quale Stato, Quaderni n. 7, suppl. al n. 1/2003.
Lorenzo Guadagnucci “Il nuovo mutualismo. Sobrietà, stili di vita ed esperienze di un'altra società”, Feltrinelli Editore, Milano, 2007

http://www.italia.attac.org/tobin/doc15.html

http://www.wikipedia.it

http://www.zerozerocinque.it/

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