Interesse zero

Il concetto di interesse zero nasce dalle teorie dell'economista tedesca Margrit Kennedy, secondo le quali il 45% di ciò che una persona spende per vivere è un interesse che paga alle banche. Si verifica infatti il seguente meccanismo: un soggetto privato paga l'interesse alla banca nel momento in cui chiede un prestito ma lo paga anche quando acquista un qualsiasi bene di consumo; l'impresa produttrice di questo bene infatti, nel momento in cui accede al prestito bancario e paga il conseguente interesse, scaricherà lo stesso sul prezzo finale del suo prodotto. In questo modo succede che l'acquirente paga in pieno tutto il costo degli interessi, l'impresa va in pareggio e la banca guadagna tutto il valore. Si tratta quindi di un problema di redistribuzione del denaro all'interno della società.
Occorre poi tenere in considerazione alcuni studi empirici secondo i quali:
l'inflazione continua a crescere proprio per la presenza stessa degli interessi che portano ad una continua svalutazione della moneta;
si verifica un enorme gap tra la ricchezza (e il denaro) in circolazione e quello effettivamente posseduto dalle persone;
rispetto al totale delle transazioni monetarie che avvengono in tutto il mondo, soltanto il 3% è destinato a beni e servizi, mentre per il 97%  si tratta di speculazione monetaria.
Un sistema di questo tipo risulta quindi incompatibile con una democrazia, proprio perché manca una democrazia sul denaro.



La Kennedy prende inoltre in considerazione la crescita esponenziale della nostra economia: essa si basa sulla crescita del sistema monetario il quale dipende dalla crescita degli interessi (soprattutto quelli composti che crescono in modo esponenziale). Tali interessi però possono funzionare solo nell'immediato o nel breve termine ma non nel lungo. D'altra parte, nel valutare i propri affari, ogni imprenditore confronta il tasso d'interesse che gli garantisce la banca in caso di deposito con quello che egli ottiene da un investimento produttivo. E' per questo motivo che la crescita esponenziale del sistema degli interessi stabilisce lo stadio della nostra crescita economica, cioè è il tasso di interesse che stabilisce quel livello che decide se produrre qualcosa è economico o no. Ma considerando che i tassi d'interesse puntano sempre verso l'alto, essi spingono la produttività economica verso livelli insostenibili.
Magrit Kennedy ritiene che sia possibile cambiare questo sistema di cose solamente dal basso.

 

ALCUNI ESEMPI: l'esperimento di Worgl
Si tratta di un esperimento, avvenuto negli anni '30 nella cittadina omonima in provincia del Tirolo, volto a mostrare che un'economia senza interesse è un'economia più ricca ed in cui non sorgono problemi di disoccupazione. Venne introdotta per questo una moneta libera, che perdeva il suo valore quando trattenuta nelle mani di privati e che invece lo riacquistava pienamente una volta rimessa sul mercato, in una sorta di interesse al contrario. Una moneta cioè che si usurava se non veniva fatta circolare.
Al fine di superare le ristrettezze economiche in cui si trovava il paese, vennero proposti una teoria ed un programma.
Innanzitutto ci si rese conto che la causa principale del barcollo dell’economia era la bassa velocità di circolazione della moneta. Come intermediaria di scambi, la moneta progressivamente spariva dalle mani dei lavoratori. Filtrava invece nelle banche, finendo con l’accumularsi nelle mani di pochi, che non la riversavano sul mercato per acquistarvi beni e servizi ma la trattenevano per fini speculativi.
Il programma prevedeva invece che il municipio emettesse una sua moneta (i Bestätigter Arbeitswerte o Certificati di Lavoro) con un valore alla pari con lo scellino ufficiale, ma con una differenza: ogni certificato, pur mantenendo un potere d’acquisto stabile, scadeva dopo un mese dalla data di emissione, a meno di non rinnovarne la validità applicandogli su un francobollo del valore dell’1% sul nominale, acquistabile in municipio. Questo, da parte sua, avrebbe accettato i certificati per il pagamento di imposte.
Questa esigua commissione ha consentito di garantirne la circolazione monetaria ed abbassare l'inflazione: si basava sul presupposto che, allo stesso modo di un qualsiasi altro bene, chi prendeva moneta e non la restituiva doveva pagare una piccola tassa. Inoltre, essendo incassata dal municipio, essa veniva poi restituita ai cittadini sotto forma di servizi pubblici.
Chi non voleva spendere, poteva mantenere il valore dei suoi certificati depositandoli in banca, senza pagare interessi. Al contrario, la banca non vedeva l’ora di sbarazzarsene per non dover pagare la tassa di magazzinaggio. E se ne sbarazzava o prestando a chi voleva investire o pagando salari e servizi.
Questa situazione portò alla stabilità dei prezzi, alla crescita della prosperità e al pagamento anticipato delle tasse, con la conseguente maggior rapidità dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione.
L'esperimento venne però successivamente vietato dopo la chiamata in tribunale da parte della Banca Centrale che vedeva lesi i propri interessi.

Il caso tedesco
Tre anni prima dell'esperimento di Worgl ci fu un esperimento simile a Schwanenberg, in Germania. Il padrone di una miniera di carbone, il Dr Hebecker, stava per chiudere perché aveva carbone, ma non denaro. Per questo motivo chiese ai suoi dipendenti se sarebbero stati disposti ad accettare il 90% del salario in una moneta propria chiamata Wära e convertibile in carbone. Il Wära aveva una sua tassa di magazzinaggio che ne favoriva la circolazione rapida ed in questo modo fu possibile per la miniera riprendere la propria attività. Successivamente però il Cancelliere del tempo vietò l'esperimento attraverso decreti-legge di emergenza.

La Jak Bank
L'interesse zero è praticato oggi, ad esempio, dalla svedese Jak Bank, fondata nel 1965; Jak è un acronimo che sta per terra, lavoro e capitale, i 3 fattori che sono alla base di ogni economia. Un'economia che per la Jak deve essere libera dal concetto di interesse e perciò anche dalla speculazione.
Si tratta di una banca cooperativa con 35.000 soci aventi redditi medio-bassi. La loro idea parte dalla volontà di poter avere a disposizione denaro, sotto forma di prestito, dalla banca evitando di pagare interessi. I soci si sono resi conto infatti che, valutando costi e ricavi che traevano dall'attività di  una banca tradizionale, la somma tra interessi passivi in caso di richiesta di prestito e spese da sostenere per possedere un conto corrente erano eccessivi rispetto alla somma tra gli interessi attivi garantiti sul conto corrente e quelli ottenuti da investimenti finanziari. L'obiettivo della Jak Bank è quindi quello di prestare soldi ai propri soci nella forma più conveniente possibile.
I prestiti vengono concessi a un costo che serve solo a ripagare le spese di gestione e di rischio. L'unico tasso che la banca applica per la sua sopravvivenza si aggira intorno al 2,5% che è la tassa sul prestito e viene calcolata come se fosse un tasso di interesse. Così come in altre esperienze fra cui quella della finanza islamica, la Jak Bank usa il sistema delle commesse perché possono essere rese più chiare e trasparenti dei tassi (soprattutto variabili).
Questo tasso fisso è reso possibile grazie al meccanismo matematico che rende sostenibile l'intero sistema: il socio risparmia il primo mese 1 moneta, il secondo mese un'altra moneta, idem per il terzo mese. A questo punto ha messo 3 monete e ha guadagnato 6 punti di risparmio perché in questi mesi il suo denaro viene automaticamente prestato ad altri soci. Ora il 4 mese il socio preleva le sue 3 monete risparmiate e in più ne chiede 3 in prestito, che restituisce nello stesso arco di tempo in cui ha maturato i punti di risparmio, cioè in 3 mesi. A 6 punti guadagnati corrispondono 6 punti consumati e il sistema è in equilibrio.
Tuttavia se un socio risparmia per 30 anni e non chiede mai prestiti, in questo sistema che non matura interessi ci potrebbe rimettere per via dell'inflazione. Questo non è un problema considerando il fatto che la Jak Bank lavora non con la singola persona ma con la comunità: per questo i punti di risparmio che una persona raggiunge possono essere regalati ad altri ed in questo modo ci si aiuta a vicenda (si tratta dei cosiddetti risparmi di supporto).
Nella Jak Bank sono inoltre possibili i post-risparmi (anche se solo di piccola entità): un socio può chiedere un prestito anche se non ha mai risparmiato. Se per esempio chiede in prestito 3 monete è però obbligato ogni mese a restituirne due. Una per ripagare il prestito chiesto, l'altra per contribuire alla sua quota di risparmio e cosi via. Alla fine dei tre mesi avrà guadagnato i 6 punti necessari per il prestito che aveva preso in anticipo.
Il prestito viene pertanto concepito come reciproca solidarietà tra le persone.
La Jak Bank permette di investire sull'economia locale e quindi di praticare un'economia sostenibile, evitando la fuga dei giovani dalle piccole realtà locali dove, nella maggior parte dei casi, non ci sono possibilità di ricevere finanziamenti o sostegni per avviare un'attività imprenditoriale.
Sulla spinta ideologica della Jak Bank, in Italia è nata l'Associazione Culturale JAK Bank Italia che intende raccogliere ed approfondire informazioni e notizie inerenti il metodo finanziario economico adottato dalla JAK ed  arrivare a costituire anche in Italia la banca JAK.


RIFERIMENTI
www.zoes.it
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=19096
http://ilderviscio.wordpress.com/2009/05/09/risparmio-debito-crisi/
www.vogliaditerra.com/archivio/2006/Kennedy%20intervento.rtf
http://www.jakbankitalia.it/

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