Social Banking

All'interno del panorama finanziario e bancario esistono due diverse realtrà assimilabili alla definizione di Social Banking, ognuna delle quali riferita ad un particolare ambito di intervento e con diverse funzioni e finalità.

La prima ci riporta alla finanza etica, alla responsabilità sociale e alla sostenibilità economica ed ambientale.

Questa concezione di banca riscuote un notevole successo ormai da lungo termpo, ma è in particolar modo con la crisi finanziaria degli ultimi anni che la necessità di un sistema bancario più equo, trasparente e maggiormente responsabile si è fatta sentire con maggiore forza.

La totale deregolamentazione del sistema bancario e finanziario ha infatti dimostrato tutti i suoi limiti e la mancanza di responsabilità da parte degli istituti bancari ha creato danni incalcolabili, ricaduti perlopiù sui ceti medi e le fasce di popolazione più fragili ed economicamente più esposte.

Il social banking si pone come obiettivo principale quello di garantire la fornitura di servizi bancari a tutte le fasce economiche, anche a quelle a basso reddito e maggiormente svantaggiate.

L'attività degli istituti attivi in questo settore si distingue inoltre per il rispetto delle regole e dei principi etici nonchè per la promozione della sostenibilità economica e del rispetto dell'ambiente.

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Monete locali

Le monete locali (dette anche complementari o regionali) sono strumenti di pagamento complementari che affiancano le valute ufficiali e sono utilizzate su base volontaria in determinati contesti locali da persone, esercizi commerciali, aziende unite da relazioni economiche, sociali, culturali e che scelgono di aderire al progetto.

La decisione di realizzare una moneta locale deriva dal desiderio di reagire alle conseguenze negative della globalizzazione economica, di riappropriarsi della moneta intesa come mezzo e non come fine e ricollegarla all'economia reale: usare monete locali significa insomma contestare la finanziarizzazione dell'economia, "il denaro che produce denaro" e la speculazione che questo comporta.

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Finanza islamica

Elemento caratterizzante della finanza islamica è il suo esplicito richiamo ai precetti della shariah (legge religiosa islamica) che vieta:

  • ribà (pagamento di interessi fissi su fondi prestati)

  • gharir (pratiche economiche che implicano irragionevole incertezza)

  • maysir (la speculazione)

  • haram (i comportamenti proibiti dal Corano)

Da questi precetti religiosi si possono dedurre dei principi fondamentali che deve seguire la finanza islamica.

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Esperienze estere

La finanza etica, come abbiamo già avuto modo di dire nelle sezioni "finanza etica", può essere definita come "altra finanza". Si distingue da quella tradizionale perchè basa la sua attività sul rispetto di certi criteri di trasparenza, eticità, responsabilità ed è molto attenta ai risparmiatori; soprattutto per quelli che, a causa di determinate condizioni economiche, non riescono ad accedere al credito attraverso i tradizionali canali di finanziamento.

La finanza etica infatti vede il credito come un diritto di tutti e non un privilegio appannaggio di chi è già in possesso di propri capitali o che può disporre di valide garanzie.

Questa concezione alternativa e "nuova"di finanza è ormai diffusa in tutto il mondo e si concretizza con l'attività di banche e istituti di microcredito destinati a soggetti e comunità economicamente marginali e "non bancabili".

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Le MAG

Una MAG (Mutua di autogestione) è una società che si basa sul rapporto fiduciario con i soci e le realtà finanziate. Si occupa di raccogliere il denaro dei soci sotto forma di prestito sociale per finanziare iniziative economiche autogestite offrendo opportunità di finanziamenti etici e solidali e, allo stesso tempo, erogando prestiti con tassi d'interesse a condizioni di rientro vantaggiose. Una volta rientrati i fondi vengono subito riutilizzati per nuovi finanziamenti o progetti.

All'interno di una MAG, il Consiglio di Amministrazione viene eletto nelle assemblee dei soci, ogni socio ha diritto al voto e può partecipare alle periodiche assemblee ed alle riunioni del consiglio. In questo modo si garantiscono democrazia interna e trasparenza.

La prima MAG nasce in Italia nel 1978 a Verona, sulla base, a livello normativo, di una legge sul Mutuo Soccorso del 1886 e prende il nome di MAG Verona. Successivamente vengono fondate MAG2 a Milano nel 1980, MAG4 a Torino nel 1987, MAG6 a Reggio Emilia nel 1988, MAG Venezia nel 1992 e MAG Roma nel 2005. Si stanno attualmente creando le basi per la nuova MAG Firenze grazie alla collaborazione fra il Fondo etico e sociale delle Piagge e l' “Associazione verso MAG FIRENZE”.

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Finanza etica

La finanza etica può essere definita come un'“altra finanza”, attenta ai risparmiatori, all'ambiente e all'economia reale nel suo complesso.

I principi su cui si basa sono i seguenti:

  • ritiene che il credito, in tutte le sue forme, sia un diritto umano;
  • considera l'efficienza come una componente della responsabilità etica;
  • non ritiene legittimo l'arricchimento basato sul solo possesso e scambio di denaro;
  • è trasparente;
  • ritiene che anche i risparmiatori, e non solo i soci, debbano partecipare alle scelte importanti di un'impresa;
  • richiede un'adesione completa da parte del gestore, che ne orienta tutta l'attività.

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    Assicurazioni etiche

    La necessità di creare un sistema assicurativo etico nasce dalla constatazione che quello delle assicurazioni è in generale un settore in cui c'è scarsa trasparenza, sia sulle clausole che sui prezzi dei premi. Spesso avviene che ci siano problemi di eccessiva burocratizzazione nel momento in cui la compagnia deve pagare l'indennizzo, così come c'è il rischio che le compagnie possano creare una situazione di oligopolio nel gestire i prezzi e nel mantenerli alti.

    Secondo i dati elaborati dall’Associazione difesa utenti servizi bancari, finanziari, postali assicurativi (Adusbef), in Italia operano 249 imprese d'assicurazione di cui le prime 10 aggregano quasi la metà del totale dei premi raccolti, mentre le prime 40 società raggiungono quasi l'80%, a conferma della situazione di oligopolio.

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    Microcredito

    Il microcredito è uno strumento di sviluppo economico che permette alle persone in condizioni di povertà ed emarginazione di accedere ai servizi finanziari.


    STORIA
    Nasce in Bangladesh nel 1976 grazie all'iniziativa di Mohamed Yunus, un professore di Economia che riteneva fondamentale per lo sviluppo del proprio Paese rivolgersi alle necessità dei più poveri della società.
    In Bangladesh, come nella totalità dei Paesi in Via di Sviluppo, milioni di famiglie vivono grazie ad una mera economia di sussistenza ed hanno enormi difficoltà ad accedere ai prestiti delle banche tradizionali a causa dell'inadeguatezza o mancanza di garanzie reali e delle microdimensioni imprenditoriali. La maggior parte di queste persone per ottenere prestiti si rivolge quindi agli usurai; in questo modo però viene da essi sfruttata e non è in grado di uscire dal circolo di povertà.
    Fondando la Grameen Bank (Banca del Villaggio), definita anche come prima Banca dei Poveri, Yunus avvia dei programmi di microcredito al fine di consentire anche ai più poveri di avviare delle attività imprenditoriali, facendo loro pagare interessi ad un tasso bassissimo.

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    Interesse zero

    Il concetto di interesse zero nasce dalle teorie dell'economista tedesca Margrit Kennedy, secondo le quali il 45% di ciò che una persona spende per vivere è un interesse che paga alle banche. Si verifica infatti il seguente meccanismo: un soggetto privato paga l'interesse alla banca nel momento in cui chiede un prestito ma lo paga anche quando acquista un qualsiasi bene di consumo; l'impresa produttrice di questo bene infatti, nel momento in cui accede al prestito bancario e paga il conseguente interesse, scaricherà lo stesso sul prezzo finale del suo prodotto. In questo modo succede che l'acquirente paga in pieno tutto il costo degli interessi, l'impresa va in pareggio e la banca guadagna tutto il valore. Si tratta quindi di un problema di redistribuzione del denaro all'interno della società.
    Occorre poi tenere in considerazione alcuni studi empirici secondo i quali:
    l'inflazione continua a crescere proprio per la presenza stessa degli interessi che portano ad una continua svalutazione della moneta;
    si verifica un enorme gap tra la ricchezza (e il denaro) in circolazione e quello effettivamente posseduto dalle persone;
    rispetto al totale delle transazioni monetarie che avvengono in tutto il mondo, soltanto il 3% è destinato a beni e servizi, mentre per il 97%  si tratta di speculazione monetaria.
    Un sistema di questo tipo risulta quindi incompatibile con una democrazia, proprio perché manca una democrazia sul denaro.

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    Tobin Tax

    Si tratta di una tassa proposta nel 1972 dal premio Nobel per l'economia James Tobin che prevede l'applicazione di un'aliquota tra lo 0,05% e l'1% ad ogni transazione sui mercati finanziari che comporti una conversione di valuta. Lo scopo è quello di colpire le operazioni speculative  , caratterizzate da un'ottica di brevissimo termine, per stabilizzare i tassi di cambio ed evitare che gli Stati si trovino costretti ad aumentare i tassi d'interesse per mantenere le proprie monete attraenti, rischiando in questo modo crisi valutarie (es.: Messico, sud-est asiatico e Russia degli anni '90); per accrescere il grado di autonomia delle autorità monetarie nazionali nel determinare i tassi d'interesse e per ottenere risorse da destinare alla cooperazione allo sviluppo

    L'introduzione della tassa costituirebbe un disincentivo per gli investimenti speculativi  ("un po’ di sabbia tra gli ingranaggi della finanza") a favore di quelli produttivi e permetterebbe di rimediare a due gravi distorsioni del sistema monetario internazionale: l'instabilità dei mercati provocata dalle scommesse sui cambi effettuate quotidianamente dagli speculatori e causa di gravi crisi economiche e sociali e di perdita di sovranità delle autorità monetarie statali, impossibilitate a ridurre i tassi d'interesse, anche in situazioni di crisi, per evitare fughe di capitali. L'introduzione della Tobin tax scoraggerebbe la speculazione, conferendo stabilità e contribuirebbe a limitare le conseguenze negative delle fluttuazioni valutarie.

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    Campagna di pressione alle “Banche armate”

    La Campagna di pressione alle “Banche armate” è un movimento di pressione al sistema bancario sul tema del supporto al commercio delle armi, un commercio che continua ad alimentare guerre e violazioni dei diritti umani. È nata nel dicembre del 1999 come proposta da parte di tre riviste del mondo missionario – Missione oggi, Nigrizia e Mosaico di pace (Pax Christi) – ai singoli e alle associazioni civili e religiose per un loro intervento diretto.
    La relazione sull'esportazione italiana di armi nel 1998, presentata dal Presidente del Consiglio al Parlamento nel marzo del 1999, evidenziava un supporto all'export bellico da parte di molte banche italiane per un importo totale di 1.236 miliardi di lire. Alla vigilia dell'anno del Giubileo, il mondo missionario voleva proporre un cambiamento autentico, una presa di coscienza collettiva rispetto al problema. Si rivolse quindi direttamente a parrocchie, diocesi e istituti religiosi e a tutti i lettori delle tre riviste affinché scrivessero una lettera alle proprie banche chiedendo agli istituti di credito di essere trasparenti e cioè di confermare o smentire per iscritto (in modo da poter rendere pubblica la risposta) il loro coinvolgimento in operazioni bancarie di appoggio al commercio delle armi; in caso di risposta vaga o di non risposta si richiedeva ai partecipanti di chiudere i rapporti con la banca e rendere pubblica la scelta.

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    Banche e investimenti radioattivi

    Oltre la metà di tutti i finanziamenti all'energia nucleare in Europa, ben 92 miliardi di euro dal 2000 al 2009, arriva da un gruppo di soli dieci istituti finanziari. È questo il risultato della ricerca, commissionata dalla coalizione Banktrack di cui fa parte anche Greenpeace. Secondo lo studio - realizzato dall'istituto indipendente Profundo e pubblicato su - www.nuclearbanks.org- al primo posto della classifica delle banche nucleari c'è BNP Paribas, banca francese presente in Italia attraverso BNL (Banca Nazionale del Lavoro).

    La ricerca spiega che non si sono registrati casi di finanziamento diretti a specifici progetti, se non per quote molto marginali (circa l'1%), ma si è potuto rilevare che la gran parte dei finanziamenti al nucleare avviene sotto forma di prestiti obbligazionari e prestiti (circa il 90% degli investimenti individuati).

    Nel rapporto di Greenpeace Italia si legge: “Mentre nel caso dei prestiti corporate il capitale delle banche è potenzialmente a rischio, con la collocazione delle obbligazioni  e di azioni le banche sono protette da rischi finanziari. Invece di investire il proprio capitale, esse agiscono come mediatori per assistere le imprese nella ricerca di investitori disposti ad acquistare azioni o obbligaioni”.

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    La speculazione delle banche sul cibo

    La speculazione sui prodotti alimentari è una delle principali cause dell'aumento e della volatilità dei prezzi del cibo. Per speculazione sui prodotti alimentari si intende l'aumento del volume di scambi delle materie prime sui mercati "a termine" tramite i futures. In poche parole i futures sono strumenti finanziari coi quali si stabilisce "oggi" a quale prezzo comprare "domani" un certo bene alimentare. Sono contratti derivati sempre più spesso non agganciati a un bene o un'attività reale, ma al mero andamento di un indice, che vengono generalmente rescissi prima della scadenza senza scambio di merce.

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    Banca Etica

    Operare eticamente, dal punto di vista bancario, significa non solo gestire il risparmio in modo attento, ma anche fare una valutazione morale della destinazione e della provenienza del denaro gestito.
    Le banche etiche sono istituti che investono in progetti sociali ed ambientali, nelle energie rinnovabili e nell'agricoltura biologica, progetti che, quindi, hanno grande capacità di produrre “valore sociale”. Si tratta di proposte o iniziative molto valide ma a cui le altre banche non concedono prestiti perché prive di garanzie reali. Le banche etiche non investono in settori e imprese contrari a principi etici, in obbligazioni di Stati che violino i diritti umani, in aziende che producano armi e che non rispettino l’ambiente. Per raccogliere la liquidità di cui hanno bisogno  preferiscono rivolgersi ai propri clienti e non ricorrere ad attività interbancaria.
    Le banche etiche sono meno esposte alle crisi finanziarie rispetto alle banche tradizionali, principalmente perché sono più trasparenti in merito ai finanziamenti che effettuano e perché non acquisiscono nei loro patrimoni titoli “esotici” o ad alto rischio.
    Esse rappresentano quindi un'alternativa valida per tutti coloro che si ritrovano sfiduciati dall'attuale sistema bancario; oltre ad aderire a determinati principi (i principi della finanza etica), garantiscono anche la partecipazione ed il coinvolgimento della base sociale, ossia dei risparmiatori.

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    Fondi etici

    I fondi etici sono strumenti finaziari che, a differenza dei fondi tradizionali, combinano obiettivi di rendimento economico con finalità di solidarietà e responsabilità sociale.

    Nonostante questi fondi non siano assolutamente riconosciuti dalla finanza etica, la quale non ritiene legittimo e rifiuta in ogni sua forma la speculazione o l'arricchimento basato sul mero possesso e scambio di denaro (se non in misura pari al tasso di interesse) e la definizione di "etica" per società che non operano totalmente in questo settore, hanno ottenuto recentemente ampia diffusione anche nel mercato italiano. 1

    Questi fondi comuni di investimento possono essere classificati principalmente in due categorie: fondi solidaristici (o a devoluzione dei proventi) e socialmente responsabili.

    I primi non utilizzano alcun criterio di selezione delle partecipazioni, ma si limitano semplicemente a devolvere parte dei ricavi o delle commissioni incassate ad iniziative di solidarietà o ad enti no profit.

     

    I fondi socialmente responsabili invece sono strumenti finanziari che, differentemente dai precedenti prevedono una scrupolosa selezione dei titoli da inserire in portafoglio.

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    Bitcoin

    Bitcoin è una moneta elettronica ideata nel 2009 da uno studente giapponese che, coerentemente con la filosofia del progetto stesso, preferisce rimanere anonimo e celarsi dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto.

    Questa moneta complementare nasce dall'implementazione del progetto b-money e del concetto di cryptomoneta, sviluppato nel 1998 da Wei Dai.

    A differenza delle altre valute, Bitcoin non fa uso di un ente centrale di emissione, ma si avvale di un meccanismo di creazione e trasferimento decentralizzato basato su sistemi crittografici.

    I flussi di moneta e le transazioni, eseguite in forma anonima, avvengono infatti tramite una rete peer to peer di utenti dotati di apposito indirizzo.

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    ACAF

    L' Associazione delle Comunità Auto-Finanziate si occupa di microfinanza autogestita a livello base. La funzione principale dell'associazione è quella di fornire un' educazione finanziaria, che si basa sui concetti di risparmio ed auto-mutuo aiuto, in modo da favorire lo sviluppo delle CAF.
    Le CAF (comunità auto-finanziate) sono piccole comunità, in cui gruppi di persone mettono insieme piccole somme di denaro e ne diventano socie. I soci possono accedere al fondo che si è costituito richiedendone una parte. Solitamente l'ammontare dell'importo non può essere superiore a 3 volte la quota versata per un massimo di 600€ (può variare a discrezione delle singole CAF). Si può diventare soci della CAF anche senza versare alcuna quota, ma in quel caso non si potrà richiedere nulla. I soci decidono le condizioni del prestito, tasso d'interesse (che può essere anche 0 o negativo) e le modalità di restituzione del prestito.

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