La santa alleanza fra banche ed evasori

Il ministro Tremonti non sta più nella pelle per il risultato dello scudo fiscale 2009 (95 miliardi di euro!) e, preso dall’entusiasmo, lo proroga fino ad aprile 2010.

Scudo: “strumento di difesa imbracciato per difendersi attivamente dai colpi degli avversari”. Cioè, il Governo con appositi decreti (D.L. 78/2009 e D.L. 103/2009) ed il Parlamento con apposite leggi (Legge 102 del 3 agosto 2009 e Legge 141 del 3 ottobre 2009) difendono attivamente gli evasori fiscali dai loro avversari (probabilmente i cittadini onesti che le tasse le pagano).

 

Questo, in fondo, non dovrebbe stupire più di tanto. Non è forse vero che Tremonti beneficia gli evasori con un condono ogni volta che si trova al governo, quasi avesse fatto un fioretto? Se non altro, però, gli evasori pentiti (?) questa volta dovranno sborsare un’imposta del 5% (era il 2,5% nel 2001 e il 2,5%-4% nel 2003). Certo, è vergognosamente meno di quanto applicato in casi analoghi da tutti gli altri paesi (Germania 25%-35% nel 2004; Russia 13% nel 2006; Belgio 9% nel 2004; addirittura USA-nel 2003- e GB-nel 2007- prevedevano l’aliquota fiscale standard oltre ad una sanzione aggiuntiva e, fra l’altro, non garantivano l’anonimato). Però se non altro è pur sempre un’aliquota che, se applicata a cifre di svariati milioni di euro, rappresenta comunque un bel salasso. E invece no. Non solo gli evasori potranno far rientrare i loro capitali a costo zero, ma riusciranno perfino a guadagnarci! Come? Ma naturalmente con la complicità (morale, s’intende, e quindi trascurabile…) delle banche. Queste, infatti, hanno trovato nel condono tremontiano una incredibile occasione per rastrellare raccolta di capitali freschi e, non credendo neppure per un secondo alla favoletta (tremontiana pure questa…) secondo cui le somme rientrate sarebbero state reinvestite in attività produttive, hanno scatenato i loro esperti prodotto, sempre al servizio di una buona causa. Ecco che sono così comparsi come per incanto tutta una serie di prodotti finanziari su misura per evasori (l’investimento minimo è sempre di diverse centinaia di migliaia di euro, il che esclude la stragrande maggioranza dei risparmiatori onesti che le tasse le pagano). Prodotti che, guarda caso, danno un rendimento garantito proprio intorno al 5% e consentono così di recuperare seduta stante l’imposta pagata. Obbligazioni con cedola netta al primo anno del 5% (ma in alcuni casi anche del 6%), strumenti di risparmio gestito con premio maggiorato del 5% alla sottoscrizione, altri con rendimento minimo garantito del 2,5% per i primi due anni e così via. Rendimenti, fra l’altro, che gli investitori “normali” si sognano.

 

Proviamo allora a tirare le somme di questo bel triangolo (evasori-banche-Tremonti). C’è chi ci rimette: lo Stato (cioè tutti noi) che su cifre gigantesche di imposte evase incasserà non quanto avrebbe potuto (e dovuto) individuando e sanzionando gli evasori, ma un ben più misero 5%. E c’è chi ci guadagna: le banche che, oltre ad aver incassato in molti casi profumate commissioni, reimpiegheranno con ben altri rendimenti quanto raccolto grazie a Tremonti; e gli evasori, che avranno fatto rientrare in Italia i capitali evasi (tutti puliti?) senza di fatto sborsare un soldo e con garanzia di anonimato e di non punibilità per tutta una serie di reati (false fatturazioni, falso in bilancio, occultamento e distruzione di documenti e altre belle cosine del genere).

Non sembra un film già visto e rivisto?

Fabio

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