Discriminazioni bancarie

In una recente indagine realizzata dall’ABI in collaborazione con il CeSPI, Chiara Provasoli, dell’ufficio Responsabilità sociale di impresa” (non è una battuta…) dell’ABI parla con toni trionfalistici della relazione tra banche e migranti in Italia, usando espressioni come “processo di inclusione finanziaria della popolazione migrante all’interno del sistema bancario nazionale” e “avvicinamento del migrante alla banca”. Dopodiché conclude celebrando il fatto che “il 54% dei migranti intervistati ha attivato un finanziamento con una banca” e che “i risultati dell’indagine indicano un processo di entrata in banca che vede ora il sistema bancario stesso, e la sua capacità di offerta, come un importantissimo motore della bancarizzazione”.

Un vero paradiso, insomma. Peccato, però, che in una nota (scritta molto in piccolo…) dell’ultima Relazione Annuale di Banca d’Italia si legga: “nostre analisi indicano che il costo del credito per le ditte individuali costituite da extracomunitari è, a parità di caratteristiche dell’impresa e dell’imprenditore (come l’età, il sesso, la localizzazione geografica ed il settore di appartenenza) in media superiore di circa 60 punti base a quello per le ditte costituite da nati in Italia”. Poco prima, la stessa Relazione parla esplicitamente di “difficoltà di accesso al credito per le imprese individuali gestite da immigrati”. Insomma, se sei un migrante, fra gli altri bei privilegi, dalle banche italiane ottieni meno credito e anche più caro…

 

Considerando che la definizione da vocabolario del termine discriminazione è “trattamento non paritario attuato nei confronti di un individuo o un gruppo di individui in virtù della loro appartenenza ad una particolare categoria” direi che ci siamo in pieno. Fra l’altro, Banca d’Italia in questo modo riconosce candidamente la violazione, fra molte altre cose, anche dell’art.21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, che ottimisticamente recita “è vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale…”. Insomma, è consolante sapere che le banche italiane, che già si distinguono per moralità, trasparenza, correttezza… hanno anche un occhio di riguardo per i migranti. Del resto la loro responsabilità sociale è cosa nota!

Fabio

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