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Buone pratiche dei distretti dell'economia solidale - Servettini

Spunti dal secondo incontro della seconda parte di un ponte sul distretto
Intervento di Marco Servettini

Sui percorsi di costruzione dei Distretti di Economia Solidale

Condivido questa ricomposizione di appunti formulati negli ultimi mesi, a partire dall’esperienza nella rete di economia solidale comasca (L’isola che c’è) e dalla collaborazione al progetto Equal “Nuovi stili di vita”, che ha permesso di creare un nuovo e prezioso ambito regionale di formazione e condivisione dei percorsi.

Sulla partecipazione e facilitazione di rete
  • L’esperienza di rete locale di economia solidale mostra come partecipazione, facilitazione, animazione delle dinamiche di rete non siano sostenibili con un approccio spontaneistico e ispirato solo a ideali e valori federatori, ma richiede strumenti e risorse adeguate.
  • La facilitazione della messa in rete e la progettazione partecipata richiedono una attenzione particolare al metodo e al processo, prima ancora che al prodotto.
  • La rete in quanto tale è in continua evoluzione, ha un “assetto variabile” che impone il bisogno di una continua ricucitura del processo in atto, e la capacità di stare nella complessità di relazioni dinamiche e di accettarne la fluidità.
  • Occorre smitizzare la partecipazione come “luogo di convocazione” - facendo esperienza della complessità dei processi di partecipazione e sperimentando strumenti adeguati a coinvolgere soggetti a livelli diversi.

Nel concreto, non si può pretendere di avere luoghi di partecipazione rigidi ai quali ci si aspetta la partecipazione continua di soggetti diversi (come gli agricoltori, ma non solo!!).

Nell’esperienza delle RES l’impegno primario e costante riguarda:

  • la facilitazione della messa in rete
  • la promozione di relazioni e di partecipazione
  • la gestione della comunicazione, interna ed esterna
  • la costruzione e la cura di una condivisione diffusa nella rete.

In un raffronto con l’esperienza del metodo del consenso, il livello di reti multisettoriali e multivaloriali come quelle delle RES porta a definire il consenso come un risultato ottenibile dall’azione su progetti federatori condivisibili, piuttosto che il viceversa.

Nel concreto, è estremamente dannoso smenare mesi a costruire il consenso intorno a carte di intenti e di valori, logoranti per molti soggetti.

  • La costruzione di una rete intorno a progettualità condivise si nutre di operatività a discapito di elaborazione politica; è necessario curare un equilibrio tra orizzontalità del decidere (gestione del potere) e verticalità del fare (efficienza ed efficacia dei processi operativi).
  • Nella misura in cui si riesce a tenere insieme la visione politica e la concretezza dei progetti la RES attrae e coinvolge in modo significativo, mettendo in campo energie e risorse.
  • L’esperienza di approcci etici al cambiamento dimostra la sua limitatezza se non viene supportata e completata da approcci estetici: il cambiamento deve essere bello – oltre che necessario e giusto - affinché entri nella quotidianità.

 

Sull’attivazione di un DES: dalla proposta alla pratica

Quella dei DES è una proposta ampia e complessa che mette insieme:

  • la radicalità dei valori di riferimento
  • la centralità del metodo e del processo
  • la progettualità e la propositività
  • la visione sistemica

Si tratta però di un progetto “calato dall’alto” – e nel passaggio dalla proposta alla pratica si deve passare per una importante rielaborazione locale e per una revisione realistica, che si misurano con molti fattori: la qualità “solidale” del territorio, le reti e le relazioni esistenti, l’approccio nella messa in rete, ecc.
L’esperienza pratica porta a rielaborare i criteri di riferimento:

  • La sostenibilità: le esperienze sono molto limitate, e si scopre che la priorità è spesso quella della sostenibilità economica – che peraltro dobbiamo imparare a valorizzare.
  • La partecipazione: è da costruire, inventare, mantenere (giustamente) con fatica.
  • La mutualità interna: è rara, e comunque difficile da misurare.

Il “progetto DES” va scomposto in declinazioni / sottoprogetti / fasi che aiutino l’approccio graduale, ricercando una crescita progressiva e senza cadere nel rischio di voler ricercare il “meccanismo magico”.

Sui territori la nascita di relazioni tra esperienze socio-solidali anche molto diverse – con percorsi, storie, valori, linguaggi propri - richiede un confronto e una crescita che non è risolvibile solo con un patto sui valori, ma va costruita con la fiducia sulla condivisione di progetti.
In particolare tra i soggetti di riferimento l’incontro tra la cooperazione e l’altra economia mettono a raffronto un movimento storico e strutturato che però “rischia” l’inglobamento nel sistema economico dominante, e un movimento giovane e forte dei propri valori, che rischia di rimanere nella sfera culturale, o nella nicchia economica. L’approccio a questo incontro è delicato e può essere determinante nel processo di costruzione dei DES e dell’altra economia in generale – e in ogni caso non può essere trascurato.
Nella visione generale del DES che nasce da una crescita delle relazioni in rete, emerge come esso vada visto come un processo di sperimentazione di nuova economia, e non come un contenitore da definire, modellizzare, riempire. In tal senso il DES potrebbe essere visto come un incubatore di nuove progettualità e di nuove imprese socio-solidali.
Non può quindi essere astratto un modello replicabile di DES, ma vanno focalizzati approcci, attenzioni, linee guida (facilitazione, orizzontalità, centralità del processo, visione sistemica) che devono poi essere applicate sulle specificità territoriali (relazioni, complessità) per ricercare / stimolare risposte endogene.
In tal senso, alcune pratiche tipiche dei processi di costruzione dei DES vanno intese piuttosto come fasi di un processo che come pezzi di un modello; ad esempio:

  • la carta dei principi, per creare dei punti di riferimento tra linguaggi e storie diverse;
  • le pagine arcobaleno, per supportare la conoscenza del territorio e la crescita delle relazioni;
  • le fiera dell’economia solidale, per facilitare la messa in rete, generare crescita culturale e costruire identità, motivare operativamente i soggetti e dare forza al percorso;
  • i progetti di filiera corta, per sperimentare l’approccio a creare patti tra consumatori e produttori;
  • i progetti di sensibilizzazione a nuovi stili di vita, per allargare la rete dei consumatori, entrare maggiormente sui territori, diffondere una conoscenza più forte della rete.

Queste pratiche, costruite in modo isolato e slegate da un processo legato ad un territorio -possono perdere molta della loro potenzialità.
Nell’attuale fase embrionale in cui si può parlare di RES locali e non ancora di veri e propri DES, diventa importante costruire strumenti sostenibili per la cura e la crescita della rete. Con l’attenzione a non far diventare il DES una struttura che deve far vivere se stessa.

 

Sulla RES Comasca: gli ambiti di azione definiti nel recente percorso

Relazionale: l’animazione di rete per creare collegamento tra i soggetti del territorio

  • L’approccio aperto e orizzontale della progettazione in rete contraddistingue l’azione: il metodo è riconosciuto come una priorità (un contenuto) quanto i contenuti stessi della progettazione.
  • L’obiettivo è quello di facilitare l’aggregazione su progetti - prima che fare direttamente progetti - coinvolgendo tutti gli attori della filiera – dai produttori ai consumatori: impresa di filiera, a partire dai bisogni
  • Il progettoQuotidiano sostenibile (VIVI sostenibile – a qualcuno piace FARLO) risponde principalmente a questo bisogno di cura della rete, coinvolgendo in più anche le amministrazioni locali.

Macro-obiettivi:

la realizzazione di percorsi di promozione di stili di vita sostenibili
il supporto all’accesso di beni e servizi solidali offerti dalla rete
Bisogni a cui risponde:
promuovere l’economia solidale in modo capillare sul territori
decostruire l’immaginario e narrare l’alternativa, con al centro l’estetica del cambiamento
consolidare le relazioni interne con i soggetti della rete (costruire fiducia)
fidelizzare i consumatori e metterli in collegamento con i produttori, tentando di tracciare la rete dei contatti e verificare il potenziale circuito
Ascoltare e far emergere i bisogni dal basso
Far crescere nuovi animatori di rete, per diffondere la leadership
Economico: sviluppare luoghi e modi di incontro stabile tra produttori e consumatori, che vadano a costituire un circuito economico virtuoso misurabile:
L’approccio alla “filiera corta” va strutturato ricomponendo una varietà di approcci che nell’insieme creino una “altra distribuzione”:

>       che coinvolga vari attori: consumatori, agricoltura, cooperazione, botteghe, produttori, pubbliche amministrazioni, ecc

>       su più livelli: GAS, vendita diretta, consegna a domicilio, mercati locali, commercio di prossimità, mense scolastiche, ristorazione, ecc

Con l’obiettivo è di andare oltre la solidarietà implicita (sostegno alle produzioni eque e sostenibili) per essere in grado di generare solidarietà esplicita: valore da reinvestire per creare inclusione sociale, oltre che per la sostenibilità del circuito stesso.
Politico: dare forma ad una rappresentazione e una rappresentatività dell’economia socio-solidale per farne riconoscere il peso – non solo economico – e contaminare
Si ricerca un dialogo sul territorio con l’obiettivo di attivare un tavolo dell’economia socio-solidale - a partire da progettualità comuni che coinvolgano i vari attori
Culturale: trasversale a tutti gli ambiti, per:
decolonizzare l’immaginario
valorizzare l’informale, il non monetario, ridefinire il concetto di valore e di ricchezza
promuovere l’economia delle relazioni: gratuità, gas, filiera corta, ecc
diffondere nuovi stili di vita, sobrietà, autoproduzione, ecc

Sulle discussioni che animano i percorsi: alcuni argomenti caldi

Azione culturale o azione economia?

  • L’obiettivo del distretto è economico, ma fa leva su una valenza fortemente culturale. Per questo un importante fattore di novità dell’economia solidale è quella di tentare di inquadrare in un approccio articolato sfere tipicamente separate: quella economica, quella sociale, quella culturale.
  • Anche nelle realtà tipicamente promotrici dei DES è diffuso un approccio che separa vari ambiti, con la tendenza a limitare l’azione nella sfera culturale/sociale; ciò è evidenziato dal fatto che oggi i percorsi dei DES sono soprattutto percorsi culturali di promozione, e non hanno ancora sviluppato i circuiti economici a cui si tende.
  • Questo implicito culturale ostacolante è riscontrabile soprattutto nell’azione locale, là dove si vanno a coinvolgere diversi soggetti del territorio con percorsi e valori propri.
  • Tale constatazione non è di per sé limitante, perché un approccio economico nuovo deve partire dalla spinta culturale e deve integrare valori e criteri di riferimento – costruiti su relazioni e non su meccanicismi economici.
  • Ma c’è il rischio che un giudizio negativo sull’economia e sul mercato (il mercato è cattivo!) tendano a frenare la spinta a ridisegnare un nuovo modo di fare economia e di fare mercato, confinando l’azione nella sfera dell’informale, del non monetario (i soldi sono sporchi!).
  • I vari livelli – economico e culturale - sono distinti ma devono viaggiare insieme e vanno intrecciati, anche se non confusi.

Azione tramite volontariato o tramite lavoro

  • La forte istanza di cambiamento non è gestibile in modo spontaneistico: occorre attrezzarsi anche con figure preparate e pagate per far fronte alla grande sfida dell’economia solidale.
  • La diatriba culturale/economico spesso si esprime concretamente nella diatriba lavoro gratuito contro lavoro pagato: nonostante sia chiaro che non c’è una contrapposizione, e che anzi i due livelli possono potenziarsi reciprocamente - è comunque una questione seria che fa parte della nostra cultura e va gestita.
  • Ciò è riscontrabile anche nella difficoltà a coinvolgere persone che siano disposte a vedersi dentro un percorso in prima persona, come attori e come lavoratori – mentre è molto più facile mantenere ruoli di volontariato liberi da impegni e ben separati dall’ambito lavorativo.

Mercato SI o mercato NO?

  • Finché l’azione viaggia prevalentemente sulla sfera culturale, è l’anima movimentista / associativa quella che spinge il percorso, mentre quella economica non è protagonista. Le realtà “profit” coinvolte – e in generale quelle che vivono il problema della sostenibilità economica - si attivano principalmente sul campo economico.
  • Una visione del DES che sviluppa “impresa culturale / sociale / economica” può scontrarsi con idealità – implicite o esplicite – che possono confondere “solidale” con un “solidaristico” buonista che si limita a riparare i danni di un sistema, piuttosto che associarlo ad un “solido” che vada a ridefinire il sistema stesso.
  • Ci “ritiriamo” dal mercato, o mostriamo che il mercato si può fare in modo diverso?
  • Ci limitiamo alla “promozione”, o proviamo ad attivare imprese solidali, di filiera?

Distribuzione SI o distribuzione NO

  • Nella proposta dei DES l’obiettivo di superare il livello della distribuzione e di facilitare la relazione diretta tra produttore e consumatore porta ad individuare vari approccio nuovi – che si richiamano in particolare alla filiera corta, ai gruppi di acquisto solidale, alle botteghe, ai mercati locali.
  • Questi approcci vanno in qualche modo a delineare nuovi spazi e nuovi modi di concepire e di riorganizzare la distribuzione: E’ possibile dire che lo spazio di azione del DES è quello della distribuzione?
  • Parlare di “distribuzione” può creare un problema di linguaggio e accendere le stesse diatribe di cui si parlava sopra. Ma se parliamo di “incontro” tra consumatore e produttore – lo spazio di quell’incontro non è lo spazio della distribuzione? E se parliamo di “altro” mercato e “altro” consumo, forse possiamo parlare anche di “altra” distribuzione?
  • In tal senso il “circuito economico virtuoso” che dovrebbe caratterizzare i DES potrebbe essere visto come lo spazio dell’“altra” distribuzione. La sfida rimane quella di sperimentare vari approcci che permettano di disegnare questo spazio,affinché diventi misurabile e virtuoso (generatore di valore).

(formato pdf)

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