librone dell'oracolo - finanza etica

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Finanza etica

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La finanza etica può essere definita come un'“altra finanza”, attenta ai risparmiatori, all'ambiente e all'economia reale nel suo complesso.

I principi su cui si basa sono i seguenti:

  • ritiene che il credito, in tutte le sue forme, sia un diritto umano;
  • considera l'efficienza come una componente della responsabilità etica;
  • non ritiene legittimo l'arricchimento basato sul solo possesso e scambio di denaro;
  • è trasparente;
  • ritiene che anche i risparmiatori, e non solo i soci, debbano partecipare alle scelte importanti di un'impresa;
 

Assicurazioni etiche

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La necessità di creare un sistema assicurativo etico nasce dalla constatazione che quello delle assicurazioni è in generale un settore in cui c'è scarsa trasparenza, sia sulle clausole che sui prezzi dei premi. Spesso avviene che ci siano problemi di eccessiva burocratizzazione nel momento in cui la compagnia deve pagare l'indennizzo, così come c'è il rischio che le compagnie possano creare una situazione di oligopolio nel gestire i prezzi e nel mantenerli alti.

Secondo i dati elaborati dall’Associazione difesa utenti servizi bancari, finanziari, postali assicurativi (Adusbef), in Italia operano 249 imprese d'assicurazione di cui le prime 10 aggregano quasi la metà del totale dei premi raccolti, mentre le prime 40 società raggiungono quasi l'80%, a conferma della situazione di oligopolio.

   

Microcredito

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Il microcredito è uno strumento di sviluppo economico che permette alle persone in condizioni di povertà ed emarginazione di accedere ai servizi finanziari.


STORIA
Nasce in Bangladesh nel 1976 grazie all'iniziativa di Mohamed Yunus, un professore di Economia che riteneva fondamentale per lo sviluppo del proprio Paese rivolgersi alle necessità dei più poveri della società.
In Bangladesh, come nella totalità dei Paesi in Via di Sviluppo, milioni di famiglie vivono grazie ad una mera economia di sussistenza ed hanno enormi difficoltà ad accedere ai prestiti delle banche tradizionali a causa dell'inadeguatezza o mancanza di garanzie reali e delle microdimensioni imprenditoriali. La maggior parte di queste persone per ottenere prestiti si rivolge quindi agli usurai; in questo modo però viene da essi sfruttata e non è in grado di uscire dal circolo di povertà.
Fondando la Grameen Bank (Banca del Villaggio), definita anche come prima Banca dei Poveri, Yunus avvia dei programmi di microcredito al fine di consentire anche ai più poveri di avviare delle attività imprenditoriali, facendo loro pagare interessi ad un tasso bassissimo.

 

MAG

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Una MAG (Mutua di autogestione) è una società che si basa sul rapporto fiduciario con i soci e le realtà finanziate. Si occupa di raccogliere il denaro dei soci sotto forma di capitale sociale e prestito sociale per finanziare iniziative economiche autogestite offrendo opportunità di finanziamenti etici e solidali e, allo stesso tempo, erogando prestiti con tassi d'interesse a condizioni di rientro vantaggiose. Una volta rientrati i fondi vengono subito riutilizzati per nuovi finanziamenti o progetti.
All'interno di una MAG, il Consiglio di Amministrazione viene eletto nelle assemblee dei soci, ogni socio ha diritto al voto e può partecipare alle periodiche assemblee ed alle riunioni del consiglio. In questo modo si garantiscono democrazia interna e trasparenza.
La prima MAG nasce in Italia nel 1978 a Verona, sulla base, a livello normativo, di una legge sul Mutuo Soccorso del 1886 e prende il nome di MAG Verona. Successivamente vengono fondate MAG2 a Milano nel 1980,  MAG4 a Torino nel 1987, MAG6 a Reggio Emilia nel 1988, MAG Venezia nel 1992 e MAG Roma nel 2005. Si stanno attualmente creando le basi per la nuova MAG Firenze grazie alla collaborazione fra il Fondo etico e sociale delle Piagge e l' “Associazione verso MAG FIRENZE”.

 

   

Moneta locale

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Le monete locali (dette anche complementari o regionali) sono strumenti di pagamento complementari che affiancano le valute ufficiali e sono utilizzate su base volontaria in determinati contesti locali da persone, esercizi commerciali, aziende unite da relazioni economiche, sociali, culturali e che scelgono di aderire al progetto.

La decisione di realizzare una moneta locale deriva dal desiderio di reagire alle conseguenze negative della globalizzazione economica, di riappropriarsi della moneta intesa come mezzo e non come fine e ricollegarla all'economia reale: usare monete locali significa insomma contestare la finanziarizzazione dell'economia, "il denaro che produce denaro" e la speculazione che questo comporta.

Al centro della politica c'è l'economia. E al centro dell'economia c'è il denaro. Lo strapotere del denaro sta minando il primato della politica e per certi versi anche della democrazia; riappropiarsene e ridimensionare il potere significa anche sostenere il processo democratico, un modo diverso di vivere e un tentativo di costruire un'economia non incentrata sullo sfruttamento e sulla crescita.

La moneta locale non sostituisce la valuta ufficiale, ma la integra e ha obiettivi diversi: se da una parte l'euro è la moneta degli scambi internazionali, che promuove l'accumulazione , la competizione e la redistribuzione attraverso risparmi e investimenti con conseguente crescita esponenziale degli interessi e dei dividendi, la valuta locale può affrontare in modo sostenibile i pericoli dell'inflazione, mantenere un legame con l'economia reale, essendo questa prodotta con processi trasparenti e controllata in modo democratico dagli abitanti della regione.

 

Interesse zero

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Il concetto di interesse zero nasce dalle teorie dell'economista tedesca Margrit Kennedy, secondo le quali il 45% di ciò che una persona spende per vivere è un interesse che paga alle banche. Si verifica infatti il seguente meccanismo: un soggetto privato paga l'interesse alla banca nel momento in cui chiede un prestito ma lo paga anche quando acquista un qualsiasi bene di consumo; l'impresa produttrice di questo bene infatti, nel momento in cui accede al prestito bancario e paga il conseguente interesse, scaricherà lo stesso sul prezzo finale del suo prodotto. In questo modo succede che l'acquirente paga in pieno tutto il costo degli interessi, l'impresa va in pareggio e la banca guadagna tutto il valore. Si tratta quindi di un problema di redistribuzione del denaro all'interno della società.
Occorre poi tenere in considerazione alcuni studi empirici secondo i quali:
l'inflazione continua a crescere proprio per la presenza stessa degli interessi che portano ad una continua svalutazione della moneta;
si verifica un enorme gap tra la ricchezza (e il denaro) in circolazione e quello effettivamente posseduto dalle persone;
rispetto al totale delle transazioni monetarie che avvengono in tutto il mondo, soltanto il 3% è destinato a beni e servizi, mentre per il 97%  si tratta di speculazione monetaria.
Un sistema di questo tipo risulta quindi incompatibile con una democrazia, proprio perché manca una democrazia sul denaro.

   

Tobin Tax

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Si tratta di una tassa proposta nel 1972 dal premio Nobel per l'economia James Tobin che prevede l'applicazione di un'aliquota tra lo 0,05% e l'1% ad ogni transazione sui mercati finanziari che comporti una conversione di valuta. Lo scopo è quello di colpire le operazioni speculative  , caratterizzate da un'ottica di brevissimo termine, per stabilizzare i tassi di cambio ed evitare che gli Stati si trovino costretti ad aumentare i tassi d'interesse per mantenere le proprie monete attraenti, rischiando in questo modo crisi valutarie (es.: Messico, sud-est asiatico e Russia degli anni '90); per accrescere il grado di autonomia delle autorità monetarie nazionali nel determinare i tassi d'interesse e per ottenere risorse da destinare alla cooperazione allo sviluppo

L'introduzione della tassa costituirebbe un disincentivo per gli investimenti speculativi  ("un po’ di sabbia tra gli ingranaggi della finanza") a favore di quelli produttivi e permetterebbe di rimediare a due gravi distorsioni del sistema monetario internazionale: l'instabilità dei mercati provocata dalle scommesse sui cambi effettuate quotidianamente dagli speculatori e causa di gravi crisi economiche e sociali e di perdita di sovranità delle autorità monetarie statali, impossibilitate a ridurre i tassi d'interesse, anche in situazioni di crisi, per evitare fughe di capitali. L'introduzione della Tobin tax scoraggerebbe la speculazione, conferendo stabilità e contribuirebbe a limitare le conseguenze negative delle fluttuazioni valutarie.

 

La finanza islamica

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La finanza islamica si sviluppa sull’etica del Corano; I suoi due pilastri centrali consistono nel fatto che non si possono ottenere interessi sui prestiti (divieto del riba) e che bisogna effettuare investimenti socialmente responsabili.
L'interesse come titolo di risarcimento per chi immobilizza del denaro mettendolo a disposizione dei debitori non è legittimato. L'interesse risk-free è considerato usura, indipendentemente dall'entità dell'interesse applicato.
Al divieto di usura si contrappone l’elemosina, così come all’attività meramente lucrativa viene contrapposta la solidarietà ed al tornaconto individuale il benessere sociale.
L'interesse è riconosciuto come premio di rischio legato a una qualche forma di investimento.

Questi principi penalizzano alcuni ambiti dell'attività bancaria, che non generano profitti e quindi nessuna remunerazione del capitale prestato. Il credito al consumo, i mutui ipotecari e immobiliari per l'acquisto della prima casa sono impieghi "legittimi" del denaro per il diritto islamico, ma non consentono al creditore il guadagno nella forma di una partecipazione ai profitti. Il risultato è quello di orientare i prestiti agli investimenti produttivi, gli unici che permettono una remunerazione, compatibile con il diritto islamico. Per il credito immobiliare e al consumo non è riconosciuto il costo-opportunità del denaro, pari a un interesse risk-free, ovvero quanto avrebbe potuto guadagnare il creditore se avesse investito altrimenti, tenendo conto che la garanzia del bene elimina il rischio del prestito.

   

Campagna di pressione alle “Banche armate”

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La Campagna di pressione alle “Banche armate” è un movimento di pressione al sistema bancario sul tema del supporto al commercio delle armi, un commercio che continua ad alimentare guerre e violazioni dei diritti umani. È nata nel dicembre del 1999 come proposta da parte di tre riviste del mondo missionario – Missione oggi, Nigrizia e Mosaico di pace (Pax Christi) – ai singoli e alle associazioni civili e religiose per un loro intervento diretto.
La relazione sull'esportazione italiana di armi nel 1998, presentata dal Presidente del Consiglio al Parlamento nel marzo del 1999, evidenziava un supporto all'export bellico da parte di molte banche italiane per un importo totale di 1.236 miliardi di lire. Alla vigilia dell'anno del Giubileo, il mondo missionario voleva proporre un cambiamento autentico, una presa di coscienza collettiva rispetto al problema. Si rivolse quindi direttamente a parrocchie, diocesi e istituti religiosi e a tutti i lettori delle tre riviste affinché scrivessero una lettera alle proprie banche chiedendo agli istituti di credito di essere trasparenti e cioè di confermare o smentire per iscritto (in modo da poter rendere pubblica la risposta) il loro coinvolgimento in operazioni bancarie di appoggio al commercio delle armi; in caso di risposta vaga o di non risposta si richiedeva ai partecipanti di chiudere i rapporti con la banca e rendere pubblica la scelta.

 

Banche e investimenti radioattivi

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Oltre la metà di tutti i finanziamenti all'energia nucleare in Europa, ben 92 miliardi di euro dal 2000 al 2009, arriva da un gruppo di soli dieci istituti finanziari. È questo il risultato della ricerca, commissionata dalla coalizione Banktrack di cui fa parte anche Greenpeace. Secondo lo studio - realizzato dall'istituto indipendente Profundo e pubblicato su  www.nuclearbanks.org- al primo posto della classifica delle banche nucleari c'è BNP Paribas, banca francese presente in Italia attraverso BNL (Banca Nazionale del Lavoro).

La ricerca spiega che non si sono registrati casi di finanziamento diretti a specifici progetti, se non per quote molto marginali (circa l'1%), ma si è potuto rilevare che la gran parte dei finanziamenti al nucleare avviene sotto forma di prestiti obbligazionari e prestiti (circa il 90% degli investimenti individuati).

Nel rapporto di Greenpeace Italia si legge: “Mentre nel caso dei prestiti corporate il capitale delle banche è potenzialmente a rischio, con la collocazione delle obbligazioni  e di azioni le banche sono protette da rischi finanziari. Invece di investire il proprio capitale, esse agiscono come mediatori per assistere le imprese nella ricerca di investitori disposti ad acquistare azioni o obbligaioni”.

   

Banca Etica

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Operare eticamente, dal punto di vista bancario, significa non solo gestire il risparmio in modo attento, ma anche fare una valutazione morale della destinazione e della provenienza del denaro gestito.
Le banche etiche sono istituti che investono in progetti sociali ed ambientali, nelle energie rinnovabili e nell'agricoltura biologica, progetti che, quindi, hanno grande capacità di produrre “valore sociale”. Si tratta di proposte o iniziative molto valide ma a cui le altre banche non concedono prestiti perché prive di garanzie reali. Le banche etiche non investono in settori e imprese contrari a principi etici, in obbligazioni di Stati che violino i diritti umani, in aziende che producano armi e che non rispettino l’ambiente. Per raccogliere la liquidità di cui hanno bisogno  preferiscono rivolgersi ai propri clienti e non ricorrere ad attività interbancaria.
Le banche etiche sono meno esposte alle crisi finanziarie rispetto alle banche tradizionali, principalmente perché sono più trasparenti in merito ai finanziamenti che effettuano e perché non acquisiscono nei loro patrimoni titoli “esotici” o ad alto rischio.
Esse rappresentano quindi un'alternativa valida per tutti coloro che si ritrovano sfiduciati dall'attuale sistema bancario; oltre ad aderire a determinati principi (i principi della finanza etica), garantiscono anche la partecipazione ed il coinvolgimento della base sociale, ossia dei risparmiatori.

 

Fondi etici

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I fondi etici sono strumenti finaziari che, a differenza dei fondi tradizionali, combinano obiettivi di rendimento economico con finalità di solidarietà e responsabilità sociale.

Nonostante questi fondi non siano assolutamente riconosciuti dalla finanza etica, la quale non ritiene legittimo e rifiuta in ogni sua forma la speculazione o l'arricchimento basato sul mero possesso e scambio di denaro (se non in misura pari al tasso di interesse) e la definizione di "etica" per società che non operano totalmente in questo settore, hanno ottenuto recentemente ampia diffusione anche nel mercato italiano. 1

Questi fondi comuni di investimento possono essere classificati principalmente in due categorie: fondi solidaristici (o a devoluzione dei proventi) e socialmente responsabili.

I primi non utilizzano alcun criterio di selezione delle partecipazioni, ma si limitano semplicemente a devolvere parte dei ricavi o delle commissioni incassate ad iniziative di solidarietà o ad enti no profit.

I fondi socialmente responsabili invece sono strumenti finanziari che, differentemente dai precedenti prevedono una scrupolosa selezione dei titoli da inserire in portafoglio.

   

Bitcoin

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Bitcoin è una moneta elettronica ideata nel 2009 da uno studente giapponese che, coerentemente con la filosofia del progetto stesso, preferisce rimanere anonimo e celarsi dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto.

Questa moneta complementare nasce dall'implementazione del progetto b-money e del concetto di cryptomoneta, sviluppato nel 1998 da Wei Dai.

A differenza delle altre valute, Bitcoin non fa uso di un ente centrale di emissione, ma si avvale di un meccanismo di creazione e trasferimento decentralizzato basato su sistemi crittografici.

 

I flussi di moneta e le transazioni, eseguite in forma anonima, avvengono infatti tramite una rete peer to peer di utenti dotati di apposito indirizzo.