Mag4 Mag6 Il denaro come se la gente contasse qualcosa
Percorsi e interrogativi su una finanza critica
a cura di Maria Rita Prete
Recensione di Giovanna Panigadi (MAG 6)
Una piacevole, impegnativa e interessante gravidanza, iniziata due anni fa (cioè nel 1999), ha avuto come esito questo libro che definiremmo "itinerante". Alle origini di questo, che si propone come uno strumento che cammina - parole di carta che vogliono farsi voci nell'incontro e nel confronto, interrogando e interrogandosi - stanno due percorsi che si sono fortunatamente incontrati: uno sguardo esterno desideroso di offrirsi come interlocutore di esperienze altre e la necessità desiderante di percorsi di autoriflessione autocritica e comprensione di sé da parte di quelle esperienze, nella fattispecie l'esperienza della Mag 4 di Torino e della Mag 6 di Reggio Emilia, cooperative di mutua autogestione che lavorano nell'ambito della finanza critica.
Chi vive, o ha vissuto, esperienze collettive di qualsiasi genere, in particolare, quelle che riguardano gruppi di persone che si ritrovano intorno a delle idee, è probabile che percepisca o abbia percepito un'ambigua, un po' inquietante insoddisfazione, quando, davanti al fallimento o alla chiusura, insomma alla cosiddetta fine di quelle esperienze, ci si è affannati a cercare spiegazioni razionali, forse il più delle volte, delineando su qualcuno o qualcosa quel "salvifico" ruolo di capro espiatorio che permette, spesso, di sorvolare sulle radici di disagi e problemi irrisolti ben più profondi.
Spostare fuori da sé, o dalla propria esperienza, qualcosa o qualcuno, sembra essere quasi sempre segno di rimozione e quasi mai onesto riconoscimento di strade che necessariamente, naturalmente e nella libertà reciproca, si dividono.
L'idea non basta: è uno dei punti di partenza di questo percorso in forma di libro che nasce proprio dal bisogno e dal desiderio di interrogarsi su uno dei nodi fondamentali che sta alla radice di ogni aggregazione, soprattutto se ideale: le relazioni.
Forse non è un caso che la finanza critica, perciò, sostanzialmente, una ricerca intorno al rapporto con il denaro, restituisca questo nodo con ancor più cruda ed essenziale precisione. A lungo molti contesti sociali impegnati a portare avanti idee differenti del mondo, hanno scelto, anche non scegliendolo consapevolmente, di rimuovere o demonizzare il denaro e quindi, in entrambi i casi, di non occuparsene.
Ricordando Gaber: " …un'idea, un concetto, un'idea, finchè resta un'idea, è soltanto un'astrazione…..se potessi mangiare un'idea, avrei fatto la mia rivoluzione….". Il denaro, il rapporto con il denaro e il suo uso, pongono interrogativi destabilizzanti tanto quanto determinanti al nostro mondo di idee,letture del mondo, impegni sociali e politici.
E pongono ancor più inesorabilmente interrogativi sul nostro modo di stare alle relazioni interpersonali nell'ambito delle esperienze collettivenelle quali queste si giocano, dipanandosi nei ruoli e nei meccanismi relativi a concetti come: responsabilità, rischio, potere, fiducia, delega, trasparenza, partecipazione.
Accogliere la complessità del vivere,non accettare di semplicare tutto ciò che ci si pone come non immediatamente e chiaramente risolvibile, desiderare di andare oltre nella ricerca di qualcosa che possa assomigliare sempre di più a idee "in carne e ossa" da proporsi e proporre a chi desidera credere che un altro mondo è possibile, significa offrirsi e offrire un'amicizia tra teoria e prassi che qui e ora restituiscano senso a una significativa presenza nel mondo.
Una presenza che tragga la sua forza non dall'arroganza, non dall'adeguamento a modelli imperanti e nemmeno a fittizie identità collettive,ma da un agire capace di produrre realtà e sogno allo stesso tempo, nella costruzione di identità che non hanno bisogno di aggredire o escludere la differenza per affermarsie riconoscersi e che desiderano, continuando a interrogarsi, non costringersi ferme ad alcuna risposta.




