tratto dal capitolo omonimo del libro:
"MAG4 MAG6, il denaro come se la gente contasse qualcosa, percorsi e interrogativi su una finanza critica"
I fondatori delle Mag e i soci che successivamente vi hanno fatto affluire energie (la base lavorativa), e le fasce sociali che hanno versato il loro risparmio nelle Mag (la base sociale) sono, in sé, indicatori di un disagio e di una rivoluzione di pensiero circa il denaro.
Entrambi ci sembra importante valorizzare e problematizzare.
Se da un lato, infatti, si muove da una critica all'esistente e da un disagio verso il sistema creditizio (e qui può essere più o meno marcata l'influenza del concetto di obiezione, che nel merito si fa obiezione monetaria) dall'altro, la valorizzazione delle risorse interne alle reti sociali che possono sostenere politicamente un progetto si fa direttamente economia, o meglio, finanza. Nella traduzione "monetaria" del sostegno vi è già dunque un salto qualitativo, ma vi è anche la necessità di assumere una responsabilità precisa sulla questione denaro.
Nella società attuale, infatti, nessuno può sottrarsi dal fare i suoi conti con il denaro, che riteniamo poter definire quale ultimo dio rimasto a questa civiltà. Esso investe la vita di tutti: si può avere quasi niente, poco o molto denaro, ma questo in sé non significa ancora grandi cose.
La differenza comincia a farsi interessante quando la quantità di denaro che si possiede si qualifica come una quantità di denaro che si spenderà per acquistare beni, merci, oggetti, che hanno attinenza con la propria qualità della vita (o con il proprio status sociale, a seconda dell'orientamento di chi gestisce quel denaro) oppure si qualifica come una quantità di denaro che non viene speso.
Questo xyz che non viene speso, (il risparmio per alcuni, il capitale per altri) ha una sua tendenza ad aumentare (al contrario del denaro ordinario, che serve a soddisfare le esigenze della vita, che tende naturalmente a diminuire nelle tasche di chi ce l'ha). Il centro del meccanismo capitalistico, e della dinamica finanziaria, è riconducibile esattamente a questa necessità di moltiplicare il denaro, il più rapidamente possibile (mediante gli interessi, i dividendi, gli aumenti di capitale, le vendite, i profitti, ecc).
Nella situazione ordinaria in cui viviamo, il denaro così depositato in azioni, in titoli, in obbligazioni, ecc. chiede a chi lo gestisce, ad esempio a quella banca, di moltiplicarsi.
Non importa come.
Lo si delega volentieri a qualcuno per un ampio raggio di motivazioni, le più disparate ("perché il denaro è sporco e non voglio sporcarmi direttamente le mani", "perché la gestione del denaro chiede competenze che non ho", "perché il denaro contamina chi ci lavora", "perché io non so come moltiplicarlo ma loro - le banche, le finanziarie, ecc. - sì", e via dicendo).
L'ottenimento di questa moltiplicazione del denaro, affidata ad esperti, può comportare la produzione di cose utili (utili per alcuni, per pochi, per molti, per tutti… mah) oppure può essere semplice speculazione; se il denaro si moltiplica più in fretta e più abbondantemente investendo in ricerca militare, producendo armi chimiche, nucleari, piuttosto che scarpe, perché no?
Se è utile distruggere il raccolto per moltiplicare il capitale, allora le arance e i pomodori, come succede regolarmente ogni anno, verranno distrutti per tenere alti i prezzi, ecc. Il risparmiatore che affida il suo denaro alla banca questo lo sa.
Prima e meglio di lui lo sa chi gestisce società di capitali, ma nessuno può fingere di ignorare il meccanismo della moltiplicazione del denaro.
Questo pone tutti i soggetti sociali di questa epoca e di questa civiltà, basata su queste regole, di fronte ad una responsabilità ben precisa. Chi lavora con il denaro, e dunque l'istituzione Mag nel nostro caso, è chiamato ad assumere la sua. E cercheremo di capire quale essa sia e come si configuri.
La Mag assume, riguardo al denaro, due responsabilità dirette e imprescindibili verso il risparmiatore: quella di impiegarlo meglio di una banca, vale a dire di orientarlo verso progetti compatibili con il vincolo ideologico che la lega al risparmiatore, di cui si fa "rappresentante", e quella di mantenere la capacità di acquisto di quel denaro, in vista della sua restituzione.
Assume pertanto una funzione di potere, di cui prende i rischi e le responsabilità. Rischi e responsabilità naturalmente non soltanto sul terreno economico, essendoci un'implicazione ideologica, che la vincola nella scelta dei progetti da finanziare, all'attività relazionale più ampia, implicante altre e più profonde determinazioni.
Qui ci interesseremo tuttavia in modo specifico della responsabilità relativa al denaro. Poiché la Mag lavora con il denaro e non lo tiene dentro a un cassetto della scrivania, un primo problema si pone rispetto al luogo in cui il denaro, affidato alla Mag dalla sua base sociale, va a depositarsi, in attesa di essere destinato ad un progetto ritenuto finanziabile.
Uno dei (pochi) luoghi preposti socialmente a questo scopo è la banca.
Può essere interessante allora guardare a questi punti:
1. quali i criteri di selezione di una banca piuttosto che un'altra;
2. quale il limite massimo di denaro che la Mag ritiene di poter tenere in banca (sul suo conto piuttosto che su quello dei suoi soci risparmiatori) senza contraddire irrimediabilmente la sua ragione d'essere;
3. quale il controllo esercitato dalla Mag sull'utilizzo del denaro depositato in banca;
4. quale relazione tra la remunerazione che la banca offre alla Mag rispetto alla remunerazione che la Mag offre ai propri soci;
5. quale criterio alla base del calcolo degli interessi attivi e passivi;
6. quale la natura della responsabilità, vale a dire se essa viene intesa come responsabilità collettiva o individuale.




