condomini solidali

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Dalla rivista "VOLONTARI PER LO SVILUPPO" – Dicembre 2003

Condomini solidali

Sono 13 grandi cascine, vi abitano decine di famiglie, con centinaia di gruppi amici in tutta Italia. Con una regola molto semplice: accogliere e condividere. Rispettando, però, tempi e spazi famigliari. Un "miracolo" nato da un coppia ribelle al rientro dall'Africa....

di Maurizio Dematteis


Comunità e famiglia. Due parole che nell'immaginario comune potrebbero sembrare antitetiche. Se per famiglia si intende quella prettamente "borghese" e per comunità quella di fricchettoni "peace and love". Ma non sempre è così. Lo dimostra l'esperienza dell'Associazione omonima, "Comunità e famiglia" per l'appunto, realtà nata ufficialmente nel 1988 che conta oggi ben 13 comunità familiari e centinaia di affiliati divisi in gruppi di condivisione (che accompagnano e sostengono le famiglie in comunità), servizio (che supportano, consigliano e aiutano l'associazione) e lavoro (che permettono il passaggio dal "sogno" alla costruzione concreta di una nuova comunità). Tutti ispirati a tre principi fondamentali: apertura nei confronti di tutte le persone interessate, possibilità di effettuare accoglienza e condivisione assoluta dei beni.

Tornando dall'Africa

Ma per capire come nasce questa realtà unica nel suo genere facciamo un passo indietro. Siamo a Milano all'inizio degli anni '70. Il Concilio vaticano II comincia a dare i suoi frutti e i movimenti civili del '68, prima di precipitare nella spirale della lotta armata, stanno esprimendo tutta la loro potenzialità al grido di "la fantasia al potere". Una giovane coppia del Lago di Como, Enrica e Bruno Volpi, torna con cinque figli da un'esperienza di cooperazione di otto anni in Burundi. La società è totalmente cambiata, i ritmi sono impressionanti e i due si sentono inadeguati. Un bel giorno Bruno decide di abbandonare il triste lavoro da contabile e, con l'aiuto di altri amici, organizza una raccolta di stracci e oggetti usati per le vie di Milano. La loro dimora diventa lo storico centro sociale Linea 12, da condividere con i ragazzi occupanti, e l'attività decolla. Successivamente le persone coinvolte in questo "strano modo di vita", fatto di solidarietà e condivisione aumentano, e si spostano tutti a villa Pizzone, vecchia cascina in periferia di Milano, dove nasce il primo vero "condominio solidale".

Accoglienza e condivisione

«Da quel momento è stato un crescendo di attività - spiega Bruno Volpi, attuale presidente dell'associazione - abbiamo cercato di fare delle comunità e renderle ripetibili. A villa Pizzone viveva con noi un gruppo di gesuiti; avevano dei ritmi talmente diversi che abitavano un'ala della casa separata. Eppure la loro volontà, oltre a quella di pregare, era di lavorare, e noi gli abbiamo dato l'opportunità di farlo». Apertura nei confronti delle persone interessate quindi, uno dei principi che ancora oggi viene portato avanti dall'Associazione. Come quello dell'accoglienza, nato un giorno in cui:«è arrivata un'assistente sociale con un fagottino - spiega Enrica Volpi - chiedendoci di accogliere un bambino senza famiglia. E se uno ha una casa grande cosa deve fare di fronte a una richiesta del genere? Noi l'abbiamo accolto». Nasce così il secondo principio irrinunciabile dell'associazione, cioè quello di fornire alle coppie o ai single interessati a vivere nelle 13 comunità affiliate degli alloggi grandi, con diverse camere. «In modo che - continua Enrica - chi vuole fare accoglienza possa farlo. Senza nessun obbligo ma anche senza nessuna scusa per non farlo». E grazie a questa "regola" nelle comunità trovano ospitalità ogni anno decine di persone in difficoltà. Nella comunità del Castellazzo, ad esempio, dal 1995 ad oggi sono state accolte oltre 80 persone. Alcune famiglie di questa struttura, la più grossa dell'associazione, in 8 anni hanno ospitato anche 30 persone. Il terzo principio, quello della condivisione dei beni, accompagna questa esperienza fin dall'inizio:«Abbiamo creato una congregazione laica come i religiosi, abbiamo tutto e abbiamo niente. Nelle comunità mettiamo i soldi insieme, a fine mese, senza bisogno dell'economo, il responsabile di turno firma degli assegni in bianco. Ogni nucleo famigliare scrive secondo coscienza la cifra di cui pensa di aver bisogno». Negli occhi di Bruno si legge la fierezza nel raccontare quello che ha costruito negli anni insieme ai compagni di strada: è la realizzazione di un'utopia tanto cristiana quanto marxista. Come nella parabola dei talenti, ad ognuno secondo i propri bisogni. E come nel pensiero marxista, nulla in più dell'occorrente per soddisfare i propri bisogni. «Comunque non è stato facile - spiega Bruno - io ora faccio presto a fare il galletto. Ma quante ne abbiamo passate! Tutti i mesi a chiederci se con i nostri figli riuscivamo ad arrivare a fine mese. Oggi però le cose vanno meglio, e fino a che vivo nella comunità il timore per il futuro non esiste».

La stessa storia

Successivamente Bruno ed Enrica si sono spostati nella comunità Castellazzo, nel comune di Basiano, 25 chilometri da Milano, e oggi vivono a Berzano. Ogni volta la stessa storia: apertura, condivisione e accoglienza. Ogni volta un nuovo condominio solidale.

E gli immobili in cui si trovano le comunità hanno tutti delle storie particolari: uno lasciato all'associazione in comodato, l'altro donato, l'altro acquistato. Ma la storia più incredibile è proprio quella di Berzano, l'ultima dimora dei Volpi. Siamo nel 1996, Castellazzo inizia ad essere al completo e Bruno Volpi legge sul giornale della vendita dell'immobile in provincia di Alessandria. «Telefono - racconta - e il proprietario voleva 3 miliardi. Dopo una breve discussione mi chiese quanti soldi avevo ed io, anche se non era vero, dissi un miliardo. Mi chiuse il telefono in faccia». Passano i mesi e il venditore ricontatta Volpi, chiedendogli di andare a vedere la cascina. Dopo la visita i due si mettono d'accordo sulla cifra di 1 miliardo e mezzo, anche se Bruno non aveva in tasca una lira. «Pochi giorni dopo si presenta a casa nostra un anziano signore». E' un conte novantenne, presidente di un istituto per minori di Milano nato nell'800 che recita sul suo statuto "per bambini poveri ma non discoli". Indirizzato dal tribunale dei minori di Milano, giunge a Castellazzo. «Era un signore molto lungimirante - spiega Bruno Volpi - e voleva trovare qualche altra strada per il suo istituto. Dopo aver conosciuto la nostra comunità disse di aver capito che doveva sostenere l'acquisto del nuovo immobile per creare un'altra struttura simile».
Insieme è possibile

Oggi Bruno, accanto alla sua signora da 40 anni, confida:«Mi piace pensarmi un po' come un nonno. Se posso ascoltare qualcuno che vuole seguire le nostre tracce, dare dei consigli, raccontare la mia storia sono felice». E di proseliti la coppia milanese ne ha fatti parecchi. Tanto che oggi i nuclei familiari che abitano nelle tredici strutture dell'associazione, single o coppie, sono parecchie decine. Come Giulia e Adriano Scaglia, da otto anni nella comunità di Castellazzo. «Siamo rientrati in Italia dopo un'esperienza di volontariato internazionale con l'ong Aspem - racconta Giulia - e volevamo fare una scelta di vita diversa da quella che di solito viene proposta alle famiglie del nostro paese». Per pura coincidenza intorno al 1995 degli amici parlano alla coppia della realtà dell'Associazione comunità e famiglia. I due si recano in visita alla comunità di villa Pizzone e capiscono immediatamente che quella è la loro strada. «Stava per nascere una nuova comunità - continua Giulia - denominata Castellazzo. Ci siamo buttati nell'avventura confortati da dei principi che condividiamo in pieno: primo fra tutti, mettere al centro la famiglia sostenendosi a vicenda». Da quel giorno la loro vita è sicuramente cambiata: l'accoglienza è diventata una cosa normale, tanto che attualmente nella famiglia Scalia sono in 11, padre e madre, due figli e una serie di ospiti accolti grazie al sostegno comunitario. «Da soli non ce la potremmo mai fare, ma grazie alle regole condivise del condominio solidale, tutto questo è possibile». Com'è possibile condividere momenti comunitari con i "coinquilini": dalla riunione mensile in cui una delle famiglie sceglie un argomento da discutere con le altre, ai momenti più informali delle due merende quotidiane, alle 10 e alle 16, durante le quali a turno una mamma prepara torta, the o caffè.